Non era mai successo e, sinceramente, pensiamo che sia una figata allucinante.
Si, so che lo sapete che è Mercoledi e, logicamente, so anche che sapete che quindi oggi è il giorno del Tsinoshi DJ Podcast. Quello che non potete sapere, cari i miei saputoni, è che per la prima volta oggi il nostro podcast ospita degli artisti che già hanno fatto parte della nostra community.
Lorenzo & Andrea sono i 12 Inch Plastic Toys, sono di Roma e li abbiamo già incontrati da qualche parte, qui su Tsinoshi Bar. Dove? Dai su, giddap! fate uno sforzo di memoria: erano tra gli artisti della seconda puntata di NoPoP, la nostra rubrica mensile che, ogni 30 giorni (mese commerciale, chiaramente: siamo tipi precisi!), si pone l’obiettivo di farvi “scoprire” quelle realtà musicali 100% italiane che, per un motivo o per l’altro, non sono ancora emerse dal mondo sconfinato della rete e che secondo noi meritano invece un’attenzione particolare.
Un undicesimo Tsinoshi DJ Podcast dal gusto Tricolore che, possiamo dirlo senza paura alcuna, qui in redazione ha colpito parecchio: Bonobo, Shlohmo, Airhead e poi Gold Panda, Capibara….una tracklist stupenda, non c’è che dire!
Ah, chiaramente abbiamo approfittato per fargli anche qualche domanda. Come sempre, dateci un occhiata non prima di aver dato inizio al mixato.
Serve altro? PUSH PLAY!
Tsinoshi Dj Podcast #11: 12 Inch Plastic Toys (White Forest Records- Italy) by Tsinoshi Bar Official on Mixcloud
Ciao Lorenzo,ciao Andrea,benvenuti su Tsinoshi Bar, vi ringraziamo prima di tutto per la vostra disponibilità a concederci questa intervista. Alcuni nostri lettori già vi conoscono, volete presentarci alla vostra maniera a chi non vi conosce ancora e raccontarci com’è nato il progetto 12 Inch Plastic Toys?
L: Ciao, grazie a voi per il vostro spazio innanzi tutto. Parlando di 12 Inch Plastic Toys, il progetto è nato in maniera abbastanza singolare. Essendo io un produttore molto prolifico quasi per gioco un giorno ho creato questo nuovo alias, una sorta di piattaforma pensata principalmente come contenitore per roba non catalogabile. Piano piano però queste produzioni crescevano di numero e aumentava anche l’interesse intorno al nome e allora è diventato un progetto musicale a tutti gli effetti.
A: La nostra amicizia risale ai tempi del liceo. Entrambi già facevamo musica da anni e un giorno Lorenzo mi chiese di fargli da spalla nel suo nuovo progetto. Fino a quel momento mi ero sempre occupato di rock - garage e post-punk in prevalenza - e di dirgli di sì mi sembrò un modo per mettermi alla prova, esplorare un genere di cui ero molto appassionato ma nel quale non mi ero mai cimentato. A posteriori, direi che ho fatto la scelta giusta. Chessò, sarei potuto diventare vegano. Lorè, m’hai salvato la vita.
L: In realtà gli avevo chiesto se ogni tanto voleva venire a premere play.
A: Appunto. L’offerta era troppo allettante. Premere play mi manda in sollucchero.
Quali sono gli artisti che vi hanno influenzato di più musicalmente? C’è un’artista particolare a cui vi ispirate?
L: Per me sicuramente al primo posto ci sono i Kraftwerk, visto che la musica elettronica l’ho scoperta grazie a loro ed è il gruppo che ha più influenzato e tuttora influenza i miei gusti musicali. Nine Inch Nails e Prodigy, subito dopo.
A: Come per Lorenzo, Trent Reznor è un punto fermo anche fra i miei idoli musicali (insieme a Eno, Fripp e altri). Credo che proprio i Nine Inch Nails abbiano giocato un ruolo chiave in alcuni arrangiamenti per il nostro materiale più recente. Nondimeno, ciò che pubblicheremo prossimamente non potrà non ricordare musicisti come Burial, Zomby o The Haxan Cloak. Che siano tutti inglesi non è un caso. Lì la roba è buonissima.
Una domanda tecnica ora. Quale è il setup del vostro studio? Preferite il digitale o l’analogico?
L: Il nostro setup in studio è abbastanza essenziale: MacBook, Ableton, un Korg Radias ed un Novation KS-R.
Oggi ormai più che su digitale o analogico sarebbe più da discutere su hardware o software. Noi preferiamo sempre le macchine hardware, ma ovviamente usiamo abbondantemente software vari, che semplificano non poco la vita in fase di produzione. Ostinarsi a non utilizzare le nuove tecnologie sarebbe inutile e retrivo.
Qual è lo strumento analogico da cui non vorreste mai separarvi?
L: Il mio pianoforte. Al di la’ delle ore spese in tutti questi anni tra DAW, sound design e sintetizzatori, quando mi capita di suonare solo per il piacere di farlo mi ricordo subito quale è il motivo per cui ho scelto di fare musica.
A: Il mio basso a sei corde. Soprattutto per la sesta corda: è comodissima per stendere i boxer ad asciugare.
Invece nei live e dj set che strumenti usate?
L: Per ora un MacBook, un paio di controller e Ableton. Alla fine anche qui col passare degli anni si diventa sempre più pratici ed essenziali. Lì per lì ti verrebbe voglia di portare tanta roba, poi ti rendi conto che il più delle volte si tratta di strumenti superflui e tendi a usare un set minimalista, anche se stiamo preparando un live set più strumentale per il futuro, che ci costringerà a caricare un po’ di più la station wagon.
A: Station wagon che compreremo con i VOSTRI soldi—no, dài. Dobbiamo versare tutti i nostri incassi agli Illuminati. Jay-Z ci tiene per le palle.
Accantoniamo per un attimo la serietà, vi piace fare feste e far ballare la gente anche, qual è stato il vostro live set più volle e strano che avete fatto, raccontateci qualche aneddoto…
L: Considerando che siamo stati fermi con le esibizioni per quasi due anni, per ora i ricordi più lucidi che ho sono le ultime date qui a Roma: una al Teatro Valle e un’altra al Circolo degli Artisti. Serate divertenti, se non altro ci siamo anche tolti un po’ di ruggine di dosso! Probabilmente la trasferta più surreale è stata in Austria un paio di anni fa, dove non ho dormito per 32 ore e il promoter era un tipo piuttosto sui generis: smilzo, iperattivo, sempre con la musica a manetta a ogni ora del giorno e della notte, che ti fa venire a prendere all’aeroporto dicendoti “riconoscerai il mio amico, è biondo con gli occhi azzurri” e ti ritrovi circondato da soli ariani. Ricevemmo i biglietti aerei a sole dodici ore dalla partenza.
Queste sono cose che rendono bello e divertente questo mestiere, entrando un po’ nel personale cos’è per voi la musica?
L: Per me è la quotidianità. Non sono mai stato un grande sostenitore della figura dell’artista svampito, ispirato, romantico, dannato o dei soliti luoghi comuni sul musicista. Quella è roba per dilettanti o teenager o teenager dilettanti. Io la musica la vivo come una cosa abbastanza professionale: so fare questo e faccio questo.
A: Con la musica ho intenzione di smettere. Adesso sono passato alla sigaretta elettronica.
Finora avete realizzato 5 EP, avete collaborato in molte compilation e avete sfornato molti remix ufficiali e non, tra i quali Spray 4 Me di Grovekingsley che abbiamo utilizzato per la nostra rubrica NoPoP. Dopo tutti questi lavori non pensate di produrre un vostro album di debutto?
L: Abbiamo ritenuto che i tempi fossero ormai maturi e dopo parecchi mesi di gestazione, abbiamo pronto un album vero e proprio. Per ora non possiamo dirvi altro se non che l’intenzione è quella di pubblicarlo entro fine anno.
A: Siamo cambiati molto negli ultimi due anni: se si cerca il nostro profilo artista su Spotify si trova quasi un altro progetto: quello più largamente disponibile è il nostro repertorio dubstep e techno da cui da tempo non attingiamo più neppure per le nostre scalette. Siamo diversi, e nonostante sia un passato che non rinneghiamo, si tratta di opere che non ci rappresentano più e più passano gli anni, più ci avviciniamo al genere di musica maggiormente affine a noi, in una ricerca continua. Attualmente la risposta è il garage ambient. Ad ogni modo, se bisogna trasformarsi lo si fa, ci si adatta, come aquile al tempo di mutar le piume—cazzo dico?!
L: In realtà io alcune cose vecchissime ed imbarazzanti le rinnego molto volentieri, ma va be’ eravamo giovani e spensierati.
Attendiamo vostre notizie allora. Parlando di album e produzioni, Lorenzo tu sei anche titolare di un’etichetta discografica, la White Forest Records, insieme a Capibara, raccontaci un po’ del progetto.
L: Il progetto è nato per un’idea di Capibara, ci siamo conosciuti anni fa quando ci contattò per remixare un suo pezzo, all’epoca ancora usava il suo vecchio alias Luke Dose. Avevamo in mente di creare una sorta di rete che unisse il meglio della scena elettronica italiana, dato che di belle realtà ce ne sono tante, ma molto slegate e spesso, purtroppo, poco conosciute. Poi da collettivo siamo diventati una label a tutti gli effetti. Probabilmente siamo una delle poche etichette italiane - forse l’unica - a essere interessata a produrre, distribuire e promuovere solo ed esclusivamente artisti della scena italiana.
A: La White Forest è un’etichetta che contrassegna roba figa. Roba elettronica e italiana figa. Qualcuno ci chiama netlabel, ma forse non ha ancora colto il nostro spirito: stiamo organizzando un crocevia, un luogo d’incontro, un circolo. L’idea è che se fai musica elettronica, e la fai bene, passi per la WFR e, di conseguenza, incontri altri che come te rappresentano brillantemente la scena del nostro paese. È un progetto nuovo, complesso e ambizioso. Poi, oh, magari tra due anni torno a pascolar le pecore.
Come vedete il movimento della musica elettronica qui in Italia?
A: Negli ultimi anni stiamo assistendo a un incessante proliferare di gente che fa laptop music: da un lato è positivo, perché vuol dire che c’è un diffuso interesse per l’elettronica, dall’altro il più delle volte ci si smarrisce fra produzioni senza ispirazione, macchinose o estremamente amatoriali. La nostra aspirazione è di fare la scelta giusta e far emergere di volta in volta la musica migliore, più meritevole d’esser divulgata. Ad esempio trovo assurdo che un musicista come Kidz106 abbia meno di duecento fan su facebook (che non è fondamentale, ma in questo mondo pazzerello è fuor di dubbio un importante indicatore per capire tante cose).
L: La scena musicale elettronica in Italia è molto florida e poco valorizzata. Come ha detto Andrea, ci sono artisti validi che sono quasi sconosciuti. Questo perché effettivamente non c’è stato mai nessuno a occuparsi dei talenti nostrani, e un po’ i musicisti stessi spesso non sono in grado, per varie ragioni, di promuoversi da soli. Se poi si mette in conto che il genere è di nicchia, viene da sé che molti di loro restino confinati nel sottobosco. C’è pur sempre tanta merda, facendo però una scrematura, tolte le cose ignobili, quel che resta è di qualità buona se non ottima. Infine, al netto di quanto detto sopra, se si pensa che in Inghilterra l’album elettronico più atteso dello scorso anno era Kindred di Burial e qui l’omonimo dei Power Francers, si capiscono tante cose.
Siamo giunti al termine di questa chiacchierata, prima di salutarci dateci 5 titoli di canzoni che hanno segnato la vostra vita o la vostra carriera.
L&A: Cinque canzoni che hanno segnato il nostro cammino da 12 Inch Plastic Toys, veloci veloci e in ordine sparso: Nine Inch Nails - Sin; Massive Attack - Group Four; Aphex Twin - Heliosphan; Burial - Ashtray Wasp; Terence Limburger - Iugulo Stipendiarium
Volete salutare i nostri lettori?
L: No, non li voglio salutare.
A: Elisa, lo so che mi stai leggendo: non volevo che tra noi finisse così, ma ora che CL mi ha accolto a braccia aperte sono una persona migliore. Ti prego torna.
