Stefano Fagnani aka Stèv è uno di quei personaggi che vale la pena conoscere a prescindere dall’esperienza musicale, che comunque si può considerare sino ad oggi di livello superiore rispetto a moltissimi altri artisti sponsorizzati a destra e a manca.
Qualcuno di voi si ricorderà di lui da queste parti per “Elsewhere”, EP releasato nel 2013 su Loci Records, oppure per il passaggio su XLR8R con “Uprising”, various artist di Project Mooncircle che comprendeva anche nomi del calibro di Sieren, Submerse, Monsoonsiren, Robot Koch. Qualcun altro (i più attenti ed affezionati di voi) se lo ricorderà per #NoPoP (non vi diciamo nulla, cercate sul nostro sito e partire per un lungo viaggio nel passato…), altri ancora se lo ricorderanno al Grabber Soul, vero crocevia per molti degli artisti e producers oggi racchiusi un pò da tutti nella famigerata tanto quanto rarefatta “scena elettronica italiana” e unico (almeno per ora) hub culturale nel quale abbiamo avuto il piacere d’imbatterci negli ultimi 365 giorni. Qualcuno se lo ricorderà per i live in giro per l’Italia, qualcun altro infine non se lo ricorderà proprio, pur essendo l’elenco che avete appena smesso di leggere molto più soddisfacente a livello artistico di quello di molti altri “colleghi”. Misteri del Bel Paese.
Al netto di tutte queste chiacchiere, però, un fatto rimane: a distanza quasi 2 anni da “Elsewhere”, tra pochi giorni Stèv finalmente ritornerà a raccontarci le sue storie in musica, dalle sonorità malinconicamente intrise di sussulti acustici mescolati ad un background sostanzialmente elettronico, grazie al suo prossimo album, “Beyond Stolen Notes” (in uscita su Loci Records / Megaphone il prossimo 18 Maggio). E visto e considerato che noi di Tsinoshi Bar, tra un fatto e l’altro, lo si segue praticamente da sempre, ci sembrava giusto fare quattro chiacchiere. Sull’album, sull’elettronica di oggi, su quello che è, è stato e sarà nei mesi a venire Stèv.
Quello che vedete in testata è il risultato di quella chiacchierata: non ci sono divani, non c’è uno sfondo, non ci sono immagini statiche, ma il racconto sincero di una persona immersa in una città, Bologna, culla dell’università ed allo stesso tempo piccolo puntino in una mappa, quella del percorso di Stèv, che toccando Tokyo e Berlino passando per le Marche e Torino trova in “Beyond Stolen Notes” quello che si potrebbe definire un “diario di viaggio” redatto passo dopo passo, giorno dopo giorno, spostamento dopo spostamento nell’arco di due anni assolutamente vissuti in mobilità, con il corpo e con il cuore.
La bellezza di quest’intervista, curata da Alice Blandini e Giovanni Sarti, sta proprio in questo: raccontare qualcosa che vi attende dietro la porta non rende l’idea, ma vorrebbe puntare ad ingolosirvi su quello che sarà “Beyond Stolen Notes” e, sostanzialmente, Stèv, come quando si guarda un dolce buonissimo dal vetro del forno immaginandone il gusto e la consistenza.
Un buon antipasto, un buon racconto, una buona persona: il nuovo “A Chat With” ha come protagonista Stèv. Bon Voyage, #enjoythebar.