PREMESSA: queste sono riflessioni a caldo, fatte in un lasso di tempo compreso tra l’annuncio della Boiler Room napoletana ed il video, diventato subito virale, apparso ieri su Youtube girato in un noto locale milanese. Nessuno pretende da queste parti d’avere la Ragione (con la maiuscola) e nessuno pretende di avere in pugno la complessità dei meccanismi della club scene italiana. Questo è un testo critico, di stomaco, ma anche di testa: si può essere d’accordo oppure no, la cosa importante è il motivo per il quale noi scriviamo questo pezzo, che è uno solo: da fan della prima ora del concept dietro Boiler Room pensiamo che i fatti avvenuti, i dibattiti, tutto ciò di negativo avvenuto nell’ultimo anno nel nostro paese con protagonista BR debba essere un punto di partenza, non di arrivo. E crediamo che anche il nostro, di punto di vista, abbia nel suo piccolo un peso. Prendetelo come viene e riflettete, riflettete per cambiare: a questo, all’atto pratico, servono i testi.
Boiler Room è un marchio riconosciuto a livello internazionale, vanta piu di 1 milione di fan su Facebook e ha quasi 1 milione di iscritti sul proprio canale Youtube. Ha un concept ormai conosciuto da tutti, i migliori dj del mondo hanno preso parte ai loro eventi, tutti gli appassionati fanno a gara per partecipare. Insomma, Boiler Room è sinonimo di qualita e questa è una cosa certa: senza questa premessa, non se ne può cogliere altrimenti l’hype. L’altra cosa certa è che in Italia non abbiamo capito che cosa sia, non si hanno le idee ben chiare sul concept reale di questo “evento”. Lo si deduce da molte cose, prima fra tutte il fatto che con quello di ieri, in Italia, gli eventi firmati Boiler Room sono all’atto pratico solo due. E per una nazione come l’Italia che ha visto tanti artisti entrare nella storia della musica elettronica, il fatto che un organizzazione come Boiler Room abbia avuto l’occasione di organizzare nel nostro paese solo due edizioni la dice lunga, tra fatti e misfatti che circolano da anni ormai, ma mai guardacaso confermati.
Il fatto che Boiler Room non è affare italiano lo si capisce anche dalle infinite polemiche che queste due edizioni hanno suscitato sul web. Non vogliamo fare i disfattisti, quelli che “gli italiani rovinano sempre tutto” e di certo questo non è un articolo in cui vi spieghiamo “noi” cosa sia Boiler Room. Con questo articolo vogliamo farvi notare come in Italia il concept, paradossalmente, almeno visto dall’esterno prenda inaspettatamente un’altra piega. È una cosa strana, ma è così. Le polemiche che vi abbiamo citato prima non sono retorica, ma cose concrete: nord contro sud, questo dj è meglio di quest’altro, dispute sui marchi che sponsorizzano la cosa, ancora fatti poco chiari intorno alla gestione di liste e pass, addirittura qualcuno ha detto, riferendosi all’ultimo appuntamento, quello di ieri sera di Napoli: “quella città non è degna di un evento del genere”. Diciamolo, non ne siamo usciti bene. Se ne sono accorti persino gli organizzatori, che ci hanno pure sgridato (ed è questo il termine esatto, come a scuola), dandoci anche in un certo senso una lezione di vita: ha senso scomodare discussioni sociali vecchie di quasi un centinaio di anni per un evento in streaming, perché questo è di fatto Boiler Room?
Purtroppo però la nostra relazione complicata con Boiler Room non finisce qui. Il video realizzato da una storica e rinomata discoteca alle porte di Milano in pieno stile Boiler Room, con il dj set del proprio resident in una situazione assolutamente non attigua a quella del format originale (e ci sta) utilizzando però il nome del format stesso senza autorizzazione (e questo non ci sta!), può essere preso quasi come una cosa goliardica, ma solleva una questione che è talmente lampante e ovvia che, a distanza di anni dalla nascita di Boiler Room, fa quasi spaventare: possibile davvero che il semplicissimo concept dietro ad un format streaming qui nel nostro paese non solo non venga capito dalla gente comune, che comunque può travisarlo, ma che in Italia venga travisato (più o meno maliziosamente) anche da professionisti del settore, che esercitano da molti anni nell’ambito club a tutti i livelli, in modo da farne apparentemente quasi un uso esclusivamente utilitaristico a livello di immagine / pecunia? Per come la vediamo noi, dal di fuori, con lo sguardo e le possibilità di chi non è così “cool”, così “dentro” certi meccanismi, tutto questo suona quasi come una blasfemia: il fatto che persone di un ambito assolutamente non in linea con quello di Boiler Room usino concept e soprattutto marchio originale dando quasi l’idea di fregarsene e approfittarsene, che gli addetti ai lavori “in ambito” vogliano più o meno approfittare dell’appeal del format SOLO per un ritorno d’immagine personale e non per (ri)lanciare l’immagine dell’esistente movimento nazionale chiamando a partecipare djs e performers per meritocrazia e peso specifico qualitativo (esattamente come succede in moltissimi altri episodi dedicati alle scene locali / nazionali: fatevi un giro in uno qualsiasi degli episodi precedenti, converrete facilmente che quello che stiamo dicendo è verità), che insomma Boiler Room sia visto non come un format web di promozione musicale, semplicemente per quello che è quindi, ma come un’enorme sacca di soldi e visibilità al quale attingere e farsi belli per poter “spaccare”, come dicono quelli davvero al passo.
Se questo è l’atteggiamento che passa tra gli addetti ai lavori, chi vive di club e di musica elettronica, come possiamo pretendere che gli utenti percepiscano il motivo per il quale la gente, in Boiler Room, normalmente sta dietro e non davanti la console? Le cose cambiano, i format anche, s’ingrandiscono e possono diventare vere e proprie vetrine itineranti, ma perché da queste parti si parte a sfruttarne le capacità solo a giochi fatti? Poca lungimiranza? O forse è semplicemente che non rientrano nei parametri d’appeal dei “grandi giri” della nightlife nazionale finché non si vede finalmente la borsa son la “$” stampata sopra, quella dei cartoni animati per intenderci, o migliaia di zeri nei plays Soundcloud o nei followers social?
No, Boiler Room non è un affare italiano ed è meglio, se queste sono le premesse, che rimanga solo un miraggio da andare a cogliere all’estero. Con buona pace di tutti quanti. #enjoythebar
P.S.: “Nel web ogni cosa pubblicata prima o poi ritorna”, diceva qualcuno. Bene, il video incriminato è ancora on line, qualora qualcuno avesse l’impellente bisogno di vederlo ve lo lasciamo qui sotto. Ovviamente, ogni riferimento a Boiler Room è sparito.