Nell’ultimo anno, complice soprattutto la miriade d’eventi ai quali ha presenziato lungo tutto lo stivale, Marco Shuttle è stato protagonista di diverse escursioni dalle parti di Tsinoshi Bar. Il DJ, producer e proprietario di Eerie, l’italianissimo Marco Shuttle ha saputo conquistare un pò tutti pubblicando nel giro di due anni EPs su etichette importanti come The Bunker New York e Spazio Disponibile, label di Donato Dozzy e Neel, sulla quale ha pubblicato “Flauto Synthetico”, lavoro che non ha mancato d’aumentare il numero dei proseliti delle sonorità di MS.
In occasione del party di domani organizzato al Vicious Club di Roma da Algoritmi e Strati, realtà romana che si sta contraddistinguendo da diversi anni per la qualità degli eventi ed i nomi promossi come live act, abbiamo raggiunto Marco per una piccola chiacchierata. Godetevela e #enjoythebar.
Sono oramai 10 anni che ti dedichi al djing e alla produzione, ma vieni da un background nella moda e nelle arti visive: c’è stato un momento particolare in cui hai capito che la produzione elettronica era la tua strada?
Direi di no, il mio coinvolgimento è avvenuto in modo progressivo ed è stato determinato molto anche da contingenze del momento, oltre che al progressivo delinearsi di una mia identità e consapevolezza come artista e producer. A tutt’oggi non sento di essere approdato ad uno stadio “definitivo” diciamo, ma di sicuro finora questo è stato il momento nella mia vita in cui mi sono dedicato nella maniera più totale alla musica.
Dal 2012 sei responsabile di un’etichetta, la Eerie, sulla quale inizialmente intendevi rilasciare unicamente tue produzioni, ma dopo un paio di anni hai lascio spazio anche ai 12″ di altri artisti. Cosa ti ha fatto cambiare idea?
Non ho mai “cambiato idea”, diciamo che all’inizio Eerie è nata soprattutto perchè volevo fare uscire i miei lavori nel modo che volevo io e quando volevo io. Poi progressivamente hanno cominciato a presentarsi opportunità di lavorare anche con altri produttori e label owners, con i quali si è creata una sinergia molto stretta sia a livello artistico che a livello personale, con cui ho sentito come un passo naturale collaborare. Nel frattempo sono io stesso venuto a contatto con musica composta da altri, ho sentito istintivamente la necessità di fare uscire sulla mia etichetta. Per me Eerie è sempre stato qualcosa che ho vissuto in modo molto spontaneo. aspetto che la musica arrivi…non ho la necessità di pubblicare 5, 10 o 20 releases all’anno…i dischi escono quando vengo a contatto con musica che sento e che adoro in modo incondizionato e totale, se non arriva aspetto, non forzo le cose. E non ho alcuna intenzione di gestire la label in modo sistematico o avere strategie particolari a riguardo.
Nel tuo ultimo 12″ “Flauto Synthetico”, rilasciato dalla Spazio Disponibile di Donato Dozzy e Neel, la materia sonora è ipnotica e ognuna delle tre tracce ha un che di ritualistico. Quali sono state le influenze che più hanno contribuito a plasmare questo EP?
Non ho delle vere e proprie influenze, non ho dei “punti fermi” dai quali partire prima di iniziare un progetto…attraverso fasi in cui il mio sound ha un certo tipo di “pasta” e contiene certi elementi. La componente “ipnotica” (termine per altro un po’ troppo abusato in relazione alla techno negli ultimi tempi) c’è sempre stata e sempre ci sarà nella musica che faccio, fa parte del mio DNA. Ma l’ispirazione per me è sempre un coacervo, un unione di cose, di elementi piuttosto eterogeneo composto dalla musica che ascolto, dallo stato d’animo, dalle esperienze visive oltre che sonore e molto altro ancora.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ce ne sono e sono importanti, ma non posso dire molto di più al momento…sorry!
Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo djset per Algortmo e Strati?
Un viaggio…ovviamente 🙂