DVKA - ONIRO


DVKA

ONIRO

Unknown

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Novembre 2016

 


Non nascondo di essermi approcciato all’ascolto di questa autoproduzione targata DVKA con un filo di preoccupazione: il giovane producer bolognese, attualmente di stanza a Londra, nelle scarne note biografiche allegate all’album si premura di informarci riguardo il suo background (chitarrista e produttore in due band, una hard rock e l’altra progressive/math metal), i suoi altri progetti che lo vedono impegnato (nel duo live-techno MARMO assieme a Marco Maldarella e come producer per un cantautore pop/rock/folk britannico) e le sue passioni (grande appassionato di musica classica, intrigato specialmente dai compositori russi a cavallo tra XIX e XX secolo).

ONIRO si configura indubbiamente come un progetto ambizioso: parliamo infatti di un’opera monstre, 82 minuti per 13 tracce, che il nostro descrive come “una collezione di tracce che rappresentano il percorso evolutivo musicale (del nostro, presumiamo, NdR) attraverso la sperimentazione di genere e di tecnica compositiva”. Quello che individua come filo conduttore è un approccio di tipo improvvisativo influenzato dal pensiero teorico di Wassily Kandinsky e dalla teoria dello stream of consciousness di Joyce. Una cosetta, insomma.

L’opera si presenta all’ascolto come un insieme di tracce che oscillano tra drone - in impostazione minimale (Black In Its Cloudless Cruelty) e in cascate digital-noise (Du Spirituel Dans L’Art) - e techno (la spigolosa Gobi, incessante a la Regis), screziate qua e là da siparietti che vanno da leggerezze drum ‘n bass (Tutupatupatupatuppà) a tentativi d’incursione in territori HD; come October, con i suoi mulinelli noise affilati, richiama vagamente le sonorità impiegate da Lotic nel suo EP Heterocetera.

I 18 minuti di Glide, suddivisi equamente tra pt. 1 e pt. 2, sono invece un piacevole esercizio su variazioni tech-house. Giunti alla fine dell’album, che si chiude con la ambient innocua di Freezing Dynamics, ci si trova un po’ affaticati; come aver fatto un lungo viaggio, aver toccato mille città, ma aver colto il senso di appena alcune di esse. Gli 82 minuti di ONIRO sono puntellati di buone idee che però raramente trovano modo di spiccare, diluite come sono in un minutaggio per chi scrive esagerato. L’augurio è che per una prossima prova Christian Dvka non si faccia prendere troppo la mano dall’approccio improvvisativo, poiché le capacità sono evidenti, e non vorremmo si perdesse per strada.