Fuck Buttons - Slow Focus [ATPRCD49]

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A quattro anni dall’ultimo, acclamatissimo album (“Tarot Sport”, ricordate?) torna sulle scene il duo bristoliano Andrew Hung & Benjamin John Power, alias Fuck Buttons, con il nuovo disco intitolato “Slow Focus”. Un ritorno fatto di grandi attese per gli amanti di quel genere drone-trance che tanto rievoca esperienze di viaggi mentali dal sapore lisergico, tra tribalismi techno e acidità del suono, a cui i Fuck Buttons ci hanno abituato fino ad ora.

“Slow Focus” può essere letto in chiave quasi dantesca, un percorso all’interno di un inferno post-atomico nella quale però non c’è alcun Virgilio a guidarci; si cammina in completa solitudine, con la sola esclusiva compagnia delle nostre inquietudini, fino ad arrivare alla riconciliazione con noi stessi e con il mondo nell’ultima parte dell’album, nella quale il senso di pienezza e beatitudine è elevato.

Ma entriamo ora, insieme, nello specifico di questo intenso itinerario sonoro.

“Brainfreeze”, in apertura d’album, sembra annunciare l’Apocalisse imminente: l’incedere delle Ombre è incarnato da percussioni nichilisticamente tratteggiate che danno l’impressione di provenire da un disco dei Joy Division, con effetti acustici durissimi e gelidi di matrice industriale, ossessivi e martellanti.

Echi lontani e sinistri si annidano nell’incedere minimale dei synth nella seconda traccia “Year of the dog”, mentre la successiva “The Red Wing” spezza le ritmiche precedenti rientrando in connotazioni quasi downtempo la cui corrosività acida,riconduce, però, perfettamente allo stile Fuck Buttons, creando così un musica piacevole all’ascolto in un crescendo di synth che mostrano la strada verso la trascendenza dello spirito.

L’album ritorna a incupirsi con “Sentients”, così maestosa e dirompente nella sua oscurità elettronica da lasciar nell’ascoltatore la sensazione di essere ingoiato dall’inquietante Moloch (il mostro partorito dalla mente di Fritz Lang nel suo capolavoro “Metropolis”), per poi rimescolarsi ancora con “Prince’s Prize”, traccia in cui techno (ritmata e ballabile) e glitch formano un connubio molto interessante.

Gli ultimi venti minuti dell’album sono riservati alle ultime due tracce, “Stalker” e “Hidden Xs”.

Nella prima, “Stalker” ci si incammina verso i sentieri dell’introspezione; il senso di elevazione e di appagamento della propria “anima sonora” cresce in maniera esponenziale, una drone-trance sognante ricca di estasi e incanto. Non è da meno “Hidden Xs”, dove il climax incalzante dei synth ci regala una pace definitiva e salvifica, portandoci fuori risolutivamente da quell’oscurità e da quell’irrequietezza che caratterizzava la prima parte del disco. Una sensazione di benessere ci pervade e si estende verso universi paralleli.

In conclusione, “Slow Focus” è un disco la cui realizzazione non può che lasciare strascichi di giubilo e soddisfazione in chi, come noi, hanno sempre seguito l’opera dei Fuck Buttons, eclettico duo che negli anni ha saputo reinventarsi e rinnovarsi, confermandosi, questa volta più che mai, gruppo immerso in una maturazione musicale costante che riesce sempre a stupirci.

E quindi uscimmo a riveder le stelle..