“Holy” e Dinamarca: quando la trance incontra la dancehall

Che il processo di sdoganamento di generi “grevi” come la trance e la gabber verso palati più alternativi e raffinati sia in atto già da un po’ è un fatto ormai assoldato, come dimostrato dalla recente ascesa della trance voyeuristica di Lorenzo Senni e dal progetto art-core del part-time raver Gabber Eleganza (anche solo la nomenclatura in questo caso parla da sé).

Di origini cilene ma residente in Svezia, Dinamarca è il fondatore insieme alla produttrice Gazal della label Staycore, un “club collective” con base a Stoccolma sensibile a tematiche queer e transnazionali che a Novembre ha presentato il suo primo show sulla londinese Rinse FM.

Il 2 Dicembre è uscito Holy EP, seconda uscita di Dinamarca sulla Staycore dopo No Hay Break del 2014. La personale geografia di questo produttore a metà fra il Sudamerica e Nordeuropa sembrano riflettersi nelle cinque tracce dell’EP, dove i ritmi sincopati del sud del mondo si mescolano con le melodie glaciali e sintetiche del nord.

Con l’iniziale title track Holy, Dinamarca può finalmente fare coming out rispetto al suo amore per la trance, che sporca con qualche eco di grime e un beat hard. Il featuring con Resla (Religion) e Senal ricordano, nel loro uso dei suoni ambientali, la traccia Mobile Boy comparsa sulla quarta compilation di Her Records uscita a fine agosto di quest’anno, ed entrambe mischiano sapientemente ritmi bashment/dance hall e melodie dal sapore grime, con Religion che riesce a mantenere ancora qualche eco di progressioni trance. La frenetica Juguete esaspera questo misto bashment/ trance, dando vita a un pezzo tirato perfetto per il dancefloor. Dinablam è un finale in grande stile: coproduzione con la metal-gabber-baby Kablam (da notare come il titolo della traccia sia l’unione dei nomi dei produttori), si apre con una melodia sino-grime per poi degenerare in un crescendo gabber.