Nel 2005 Julien è un ragazzino, ha solo 16 anni.
I suoi insegnanti di musica sono stanchi di trovarlo impreparato ad ogni lezione.
Di Mozart non ne vuole proprio sapere perché, ipse dixit, finiva sempre per improvvisare attorno a quelle note.
Allora -mollati gli studi classici- imbraccia il suo computer, tira fuori tutto quello che ha registrato precedentemente col suo microfonino, e inizia a plasmare piccoli capolavori.
Lui è Julien Mier, produttore e compositore olandese, e quello che sto per “consegnarvi”, è il suo ultimo ep: Jane’s Junkyard.
Cinque tracce dal gusto raffinato e tre remix che portano le firme di Robot Koch, Trian Kayhatu e Memotone: insomma, non si scherza.
Suoni e ritmiche che si fondono perfettamente, creando una piacevole spigolosità e un calmo movimento.
Voci lontane, sporadiche, filtrate e non centrali, fungono da ricamo e da valore aggiunto.
C’è un forte e piacevole stampo elettropop, soprattutto in “Ever Lonely” e “Light Footed”.
Mier ci offre un giro su una giostra, ci fa salire su una barca e lascia che le onde del mare, da lui tanto amato, ci cullino fino a farci rilassare totalmente.
Pongo una domanda: se Thomas Morr, fondatore dell’omonima etichetta tedesca, ascoltasse questo giovane produttore, se lo lascierebbe scappare?
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