Lucy & Klock - War Lullaby



Lucy & Klock​

War Lullaby

Stroboscopic Artefacts

SA024


published:

11 Maggio 2015

 

 

 


 

Placidi gorgoglii modulari che sembrano emergere timidamente dagli abissi, una sottile linea di basso circolare tanto ostinata quanto discreta e un sottostrato noise come spuma di mare a rigare la superficie marina dopo una violenta burrasca: sono questi gli elementi sapientemente orchestrati da Lucy e Ben Klock, due degli alchimisti techno più apprezzati degli ultimi anni, per introdurci alla collaborazione che li vede protagonisti dell’ultima uscita Stroboscopic Artefacts: War Lullaby, EP che verrà pubblicato il prossimo 4 maggio in 12″ e digitale, si apre infatti all’ascoltatore con i tre minuti beatless di “Bliss”, sorta di relitto kosmische intrappolato fra due scogli.
A seguire, la traccia che dà il titolo al disco riprende in forza techno gli spunti melodici dell’introduzione, trasponendoli con efficace semplicità (poche sono in fin dei conti le modulazioni, ben ripartite nei quasi 10 minuti di durata) in un disorientante incedere ottimo per dancefloor fumosi e gremiti di anime inquiete.

L’abilità dei due producer nel lavorare in tandem con personalità affini era già emersa in passato: per quanto riguarda Lucy in accoppiata oramai storica con Rone o, più recentemente, assieme al sodale Speedy J nel creare quel delirio techno a nome Zeitgeber; Klock aveva invece già sperimentato la scrittura a quattro mani con un artista del calibro di Marcel Dettmann, fornendo alla Ostgut Ton materiale a dir poco scottante.
Ebbene, il meglio dell’unione d’intenti dell’accoppiata italo-tedesca arriva con il terzo brano in scaletta: “Santeria” è profondità di bassi sui 120 bpm con imprevedibili inserti sintetici in continuo gioco di risonanze e percussività inizialmente sparse lasciate in sospensione da riverberi e delay, sino a raggiungere un sali e scendi di scansioni ritmiche man mano sempre più organiche.

A chiudere l’EP l’ambientale “A Ghost Lovestory”, sei minuti di puro drone dal piglio hauntologico lavorato sulla velocità di riproduzione. Un congedo algido e sfumato, come alone d’un ricordo impossibile da recuperare poiché eccessivamente remoto.
Con quest’uscita Luca Mortellaro e Ben Klock sottolineano implicitamente come non siano necessari effetti speciali né particolari acrobazie o virtuosismi per catturare l’attenzione dell’ascoltatore e consegnare alle stampe una release solida e d’impatto.