Moby - Innocents

C’è chi non ha mai amato alla follia Richard Melville Hall e nemmeno il tanto celebrato Play (1999) che ad oggi rappresenta anche il suo più grande successo commerciale. Innocents – album numero undici - affidato alla mani di Mark ‘Spike’ Stent - produttore inglese che non ha bisogno di presentazioni – che ci restituisce un disco che suona esattamente come te lo aspetteresti da Moby, qui accompagnato da nomi che riescono a destare ancora curiosità per una sua uscita discografica.

Il disco si apre dal canale destro con “Everything That Rises” quale intro perfetto con i suoi umori analogici e una tensione in continua ascesa (come da titolo) a prepararci al primo singolo ufficiale “A Case For Shame”: un brano inciso da Moby ormai svariate volte ma che - sarà per la voce di Cold Specks – riesce ancora a convincerci; quel pop elettronico “adulto” libero di permettersi il passaggio radiofonico anche per il nome che lo accompagna.

E il disco continua con il Moby automatico, in una costante alternanza di flutti analogici in echoplex a disegnare ballate strumentali, universi pop elettronici e - in “Almost Home” (con Damien Jurado e una, in realtà onnipresente, Inyang Bassey) - umori folk, tanto in voga ultimamente.

“Going Wrong” e le traiettorie interlocutorie - di una ballata piano melanconica - preparano il terreno al secondo singolo estratto - “The Perfect Life” - dove si alza il tiro in compagnia di quella bestia meravigliosa che risponde al nome di Wayne Coyne; anche qui non è materia nuova per il nostro: l’aria spiritual dei tempi di Play ne fa uscire un brano piacevole, accompagnato da un video simpatico - “for obese Speedo-sporting bikers, nude rollerskating ghosts, and an S&M gimp proficient in rhythmic gymnastics” - con i nostri in tenuta mariachi.

In “The Last Day” con Skylar Grey emergono i tappeti blues marchio di fabbrica, che ritornano anche sul downtempo di “A Long Time”; nel mezzo una “Don’t Love Me” (con Inyang Bassey) e le spie sul beat cinematografico che ci accompagnano verso le battute trip-hop di “Saints” (il titolo vuole che faccia capolino anche l’organo); il tutto si scioglie in “Tell Me” e la sensazione che il nastro in viaggio tra Moby e Cold Specks durasse troppo per produrre una sola traccia (cfr. “A Case For Shame”).

Siamo in chiusura del disco ed è logica che arrivi una “The Lonely Night” - già rilasciata in occasione del Record Store Day 2013 - dove Mark Lanegan potrebbe sostenere il brano (titoli notturni e aggettivi abusati in sua prossimità) anche su bianco. Chiude “The Dogs”: lunga ballata interpretata dallo stesso Melville nell’impotenza alla quotidiana mostra delle atrocità.

«This is the way, step inside»

Decidete voi se fare parte di questo cerchio, dove gli innocenti bianco vestiti vi scrutano - dall’alto delle loro maschere - e vi invitano a danzare nella loro ballata sofisticata, piacevole, ma maledettamente effimera.

- La versione Deluxe contiene un EP - “Everyone Is Gone” - dove, come da titolo, tutti se ne sono andati (a comprare le birre al supermercato). Fuori è buio e rimangono sei tracce per chi si è trattenuto alla festa privata di Richard.



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