Mount Kimbie - Cold Spring Fault Less Youth

mount-kimbieTutta un’altra musica. Per una volta non è un modo di dire ma è semplicemente pura verità. In molti usano questa espressione per pubblicizzare l’uscita di un nuovo disco o per promuovere un evento, per farlo risaltare, come se non avesse eguali; poi al momento in cui te lo trovi di fronte la prima cosa che ti viene in mente è “beh, dove stanno le novità?”. Ecco,esattamente qui sta la differenza.

A due anni dal loro primo album, “Crooks & Lovers”, Dominic e Kai, duo londinese meglio noto come Mount Kimbie, pubblicano il loro secondo lavoro “Cold Spring Fault Less Youth”. E ti accorgi subito, istantaneamente, dei diversi salti di qualità che il duo ha realmente fatto, senza millantare nessun tipo di traguardo originale.

Warp Records li ha voluti a tutti i costi sotto la sua ala protettive, di conseguenza anche la produzione musicale è migliorata: alcune tracce di “Crooks & Lovers” difatti davano quasi la sensazione di essere registrate in una cameretta; una sorta di tocco artigianale che in ogni caso, essendo la prima esperienza, non dispiaceva, seppur evidentissimo. In “Cold Spring Fault Less Youth” invece, fin dai primi istanti, una cosa del genere non ti passa neanche nell’anticamera del cervello. E, tanto per chiarire subito, non è la cosa che piu colpisce di quest’ultimo lavoro del duo londinese.

Per fare questo tipo di musica bisogna avere delle idee ottime, bisogna saperle sviluppare e bisogna avere delle grandi doti e conoscenze, tutte qualità che i Mount Kimbie dimostrano di avere fin dal primo ascolto.

Accostare i Mount Kimbie ai vari Animal Collective James Blake, Shelter Point, Mgmt è fin troppo facile e forse riduttivo, quasi offensivo nei confronti dell’unicità delle loro sonorità: costruzioni armoniche costituite da molteplici strumenti in un ritmo progressivo con un lenzuolo di Synth che avvolge il tutto (si veda “Home Recording” ), ti danno la sensazione di un lavoro di pregevole fattura, pregevole come le due tracce in collaborazione con Archy Marshall (in arte King Krule), giovanotto britannico dal fisico minuto e dalla voce talmente calda da riempire oltremodo la fascia di frequenze lasciata libera dai Synth e dai beat.

Due brani, quelli con King Krule, che staccano completamente dal resto dell’album: se proprio si deve trovare un difetto, ecco, in quest’album la scelta della scaletta appare un po’ disordinata ed infelice, ma la qualità è talmente alta che uno sforzo a posizionarle in sequenza ideale sul proprio iPod i può anche affrontare.

Da non sottovalutare e da ascoltare attentamente anche “Slow”,una rivisitazione futuristica dubstep dei suoni e ritmiche anni ’80, e l’onirica “Fall Out” che da quel tocco di surreale.

“Tutta un altra musica”, insomma? Direi proprio di si…e assolutamente a ragione, per questa volta!