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Pjusk
Solstøv
12k
12k1081
published:
25 giugno 2014
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“Abbandonare le emozioni ignorando la realtà”
E’ questa la prima asserzione che il cervello abbina ad ogni rilascio della 12k, etichetta Newyorkese fondata da Taylor Deupree nel 1997 nota da sempre per le sue pubblicazioni concettuali e isolazioniste. Mantenendo costante nel corso del tempo lo sviluppo produttivo nel regno della musica ambient, la label è da sempre protagonista nella ricerca di collaborazioni e produzioni che spaziano da Ryuichi Sakamoto a David Sylvian, da Marcus Fischer a Stephan Mathieu, scolpendo così passo dopo passo la propria geniale piattaforma musicale.
L’etichetta rilascia in questi giorni il long play “Solstøv” (Sol - Sun / Støv - Dust), quinto album dell’eclettico duo norvegese composto da Jostein Dahl Gjelsvik e Rune Andre Sagevik in arte Pjusk.
Dal loro debutto nel 2007 con “Sart” (12K1042), il duo si è costruito un’estensione concettuale che va oltre i confini della pura creazione sonora e nel progetto “Solstøv”, composto da dieci tracce e realizzato in collaborazione con Sleep Orchestra e Saffronkeira (in Streif e in Gløt), ciò che risalta immediatamente durante l’ascolto è il linguaggio base e senza tempo che influenza i limiti della loro crescita interiore.
Mantenendo il sound glaciale legato alle loro origini, il punto di partenza e originale delle loro elaborazioni è l’utilizzo in tutte le tracce (da “Streif” a “Skimt Siberia”) di strumenti a fiato come la tromba di Kåre Nymark jr, responsabile di dare all’intero progetto un’impronta più emotiva costruita soprattutto sulle stratificazioni sintetizzate del duo, che mantengono l’album in qualche modo ben saldo nella sfera più alienante e futurista.
Certamente, l’uso di strumenti a fiato in panorami sonori prettamente NoMusic non è esattamente una novità, basti pensare alle produzioni di Jon Hassell e Arve Henriksen; ma nonostante questo i Pjusk riescono a rubare il metodo già inventato e renderlo puro, con un alto livello di solitudine percettiva e senza rischiare così di cadere per sovraccarico di monotonia, come spesso accade in progetti di gran lunga più famosi del loro.