Quattro chiacchiere con i Foxhound: parte a Torino il loro nuovo Tour Europeo

Come i lupi di mare più scafati che, di tanto in tanto, amano toccare terra nel porto in cui è iniziato il loro viaggio, venerdì 20 febbraio, dopo quasi un anno, i Foxhound torneranno a suonare a Torino.
La band piemontese, che ha fatto dell’esplorazione di onirici contesti tropicali il proprio timbro sonoro, torna dall’avventura 2014 con un succulento bottino. Il loro secondo album “In Primavera” riprende il discorso di “Concordia” del 2012 e, dopo aver fatto ricevere una nomination alla band come “Best New Generation” agli MTV Awards, ha recentemente vinto il PIMI (Premio Italiano Musica Indipendente) organizzato dal MEI come “Migliore autoproduzione del 2014”. Anche il tour, manco a dirlo, è stato un incredibile successo: più di 40 date in tutta la penisola. Queste hanno incluso importanti festival estivi come Mi Ami Festival, Hana-Beach Bum Festival e Unaltrofestival; dove i Foxhound hanno diviso il palco con nomi del calibro di The Dandy Warhols, The Horrors, Temples.

Il concerto torinese al CAP10100 sarà un banco di prova in vista del prossimo tour che, da marzo, porterà di nuovo i Foxhound a spasso per l’Europa, dopo l’esibizione al Primavera Sound Festival 2013. Le prime date annunciate includono Londra, Parigi, Amsterdam, Lione e altre capitali della musica. Siamo andati a chiedere direttamente a loro cosa succederà venerdì e nei prossimi mesi.

Ciao ragazzi, è un piacere avervi a Tsinoshi Bar. Grazie per il tempo che ci state concedendo. Dopo il vostro ricco tour 2014, come ci si sente a tornare a Torino? Ci saranno novità rispetto al live dello scorso anno?

Per noi il concerto di venerdì è un evento importante. Esistiamo da dieci anni e quindi tornare a suonare a Torino sarà una gran bella festa. È la prima volta che eseguiamo “In Primavera” tale e quale al disco, assieme ai musicisti che lo hanno registrato con noi. Quella sera il concerto sarà differente rispetto al solito: nella prima parte ci saremo solo noi quattro, poi si aggiungeranno tutti gli altri strumenti. E in più suoneremo qualche pezzo nuovo.

Avete annunciato che sul palco del CAP10100 a Torino sarete in 12. Tra i nomi svettano Victor (LN Ripley), Matteo Iacobis (Boxerin Club), Giulietta (The Sweet Life Society e ZIP COED); a questi si aggiungono sassofonisti, percussionisti e coristi di livello. Capibara, che ha firmato il remix di “Fitness”, si esibirà come spalla. Oltre al piacere di condividere il palco con amici, ritenete importante offrire al pubblico un’esperienza live unica?

Lo spettacolo che si porta dal vivo è per noi, da sempre, la parte fondamentale della musica. Puoi registrare un disco bellissimo, ma se poi dal vivo non rende un po’ ci perdi. Oltre che per il pubblico, sarà ed è tutt’ora un’esperienza unica anche per noi: si impara tantissimo condividendo la sala prove e il palco con musicisti e persone che hanno storie ed esperienze diverse dalla tua. Bisogna cercare di imparare sempre qualcosa di nuovo e cercare di rendere nuovo ogni concerto.

Abbiamo letto di botte prima dei concerti. Dura vita da rocker?

Più che di vita da rocker si tratta di vodka liscia alle sei di pomeriggio.

Oltre ad un sacco di patatine fritte, di cui sembrate essere ghiotti, cosa vi aspettate dal tour europeo? Trovate delle differenze nella ricettività del pubblico straniero, rispetto a quello italiano?

Per l’esperienza che abbiamo avuto, ad esempio il live al Primavera Sound 2013 di Barcellona, il pubblico estero è molto ricettivo, come lo è quello italiano in certe zone. Ovviamente non si può generalizzare. Siamo sicuri che ci divertiremo un casino. Se inizi il concerto e la sala è vuota e finisci con 1000 persone che ballano, significa che qualcosa sta accadendo.

A differenza di altre realtà musicali non siete passati per talent show e simili. Se consideriamo vera anche nell’industria musicale la regola che vede l’angolo di incidenza uguale all’angolo di riflessione (la velocità con cui si raggiunge il successo è analoga alla velocità con cui si può venire dimenticati), come si costruisce una carriera solida con piccoli passi?

Indubbiamente i talent show non servono a crescere, ma a far parlare di sé. Difatti così come la televisione ti pompa poi ti sgonfia. O semplicemente non fai più notizia, e quindi ciao. Diciamo anche che sono ambiti diversi: il talent show è per il grande pubblico. Noi adesso come adesso ci stiamo creando uno zoccolo duro di persone che si affezionano, benché per fortuna il nostro nome abbia girato tanto. Quindi sono due campi da gioco molto differenti. Una carriera musicale per come la stiamo sviluppando noi si costruisce studiando molto (perché poi si parla di suonare bene) e allargando gli orizzonti, cosa che non si può fare in un mese di comparsate televisive.

Non ne abbiamo ancora parlato ma congratulazioni per la vittoria del premio come migliore autoproduzione al MEI! È forse finita l’epoca in cui si mandava la demo all’etichetta di cui si ha la discografia in camera, sperando in un buon contratto? Com’è stata la vostra esperienza DIY? Pensate di continuare a percorrere questa strada in futuro?

Grazie! È molto faticoso lavorare da soli. Per fortuna lavora con noi Chicca Vancini (mgmt), che conosce questo lavoro e che sa dove dirigere la macchina organizzativa. Ma anche se si dice che il tempo delle etichette è finito, resta il fatto che una struttura alle spalle facilita la vita e permette di occuparsi più della musica in senso stretto. Insomma, l’unione fa la forza.

Avete in programma un nuovo album? Ci potete dire qualcosa? E dai!

Stiamo componendo materiale nuovo, che presenteremo il 20 febbraio al Cap10100 (TO). Per ora, in realtà, non c’è molto da dire, se non che stiamo riflettendo su che direzione intraprendere successivamente. Non ci piace ripetere le stesse cose più di una volta e stiamo ascoltando musica molto diversa rispetto al passato. Presto o tardi faremo uscire nuova musica. E sicuramente sarà il disco del ventunesimo secolo.

Non vediamo l’ora! Grazie ancora, ci vediamo al live. Raccoglieremo noci di cocco in inverno.

Intervista di Alessandro Bevilacqua