“Ci sono state 18.000 presenze, ma non sono venute 6 o 7.000 persone, un numero da moltiplicare per il prezzo di un biglietto e le mancate consumazioni. Siamo persone serie e durante questi anni di attività abbiamo sempre pagato tutti e premiato chi se lo meritava. Stiamo studiando un modo per uscire dalle difficoltà sorte quest’anno e il trattamento riservato a cassieri e baristi è stato riservato anche ad artisti, dj e performers. Stiamo contattando tutti per spiegare la situazione: per il futuro è necessario trovare dei partner che ci aiutino a sviluppare il festival anche in altre direzioni eventualmente. Abbiamo incontrato diverse persone che hanno dimostrato interesse e ci hanno dato la loro solidarietà”
Le parole pronunciate nelle scorse ore ai microfoni di Radio Città del Capo da Antonio Puglisi, responsabile della comunicazione del roBOt, raccontano chiaramente quello che sta accadendo: RoBOt è a rischio, ha un buco di bilancio relativo all’edizione appena trascorsa che ammonta a circa 300.000 euro che se non verrà ripianato rischia di compromettere il proseguo del progetto. La rassegna bolognese, assurta nel corso degli anni a realtà conclamata ed assoluta protagonista dello scenario festivaliero nazionale, ha registrato nell’edizione 2015 una flessione al ribasso discretamente vigorosa a livello d’ingressi (paganti, n.d.r.) ed ora si trova in una situazione che, oltre ad essere stata apparentemente gestita non nel migliore dei modi possibili (a giudicare dalle testimonianze dei lavoratori, che trovate nel player sottostante disponibile sempre grazie a Radio Città del Capo), sembra lungi dall’essere risolta e non appare come risanabile in poche settimane.
Artisti, fornitori, cassieri, baristi, addetti alla comunicazione, collaboratori e partner pubblici (come BolognaFiere, uno dei principali creditori dell’edizione di quest’anno e palcoscenico delle serate di punta della rassegna), tutti uniti sotto l’egida del termine “creditori”, il più sgradito in assoluto a chi lavora, ancor di più se si tratta di eventi, soprattutto musicali. “Stiamo lavorando ad un piano di rientro”, assicura Puglisi, che da solo si fa portavoce di un progetto che sembra aver fatto il classico “passo più lungo della gamba”: grandi spazi, grandi nomi, il tema della “accelerazione”, tutto progettato per un grande salto che, a conti fatti, sembrerebbe non esserci stato.
Dopo le vicende legate a Club To Club, RoBOT è il secondo festival italiano che nel giro di pochi mesi si trova ad affrontare (con diversi livelli di gravità) e dichiarare difficoltà conclamate in tematiche economiche, amministrative o comunque extra-musicali. Vedremo nelle prossime settimane cosa accadrà. #enjoythebar.