La guerra nel mondo dello streaming è sempre aperta e la sete dei colossi di questo grande nuovo mondo della musica online è sempre più accentuata: ognuno cerca di prendersi una fetta della torta e, in caso ce l’avesse già, ne vuole una più grande. La fetta di cui stiamo parlando potrebbe essere quella che Spotify andrà a guadagnarsi acquistando SoundCloud, il portale di musica indipendente che ha aperto i canali distributivi a tutti, cosa che abbiamo già discusso in un altro articolo. Il nocciolo della questione è che Spotify e Apple Music fino a ieri non potevano mettere nei propri cataloghi musica vicina al muro dell’illegalità, ovvero tutta quella musica non edita da etichette major e con spesso qualche ‘problemino’ di copyright (ad esempio i famosi ‘unofficial remix’ o i ‘bootleg’).
Per ovviare a questo mancato guadagno Spotify e Apple Music hanno siglato un accordo con Dubset: tale accordo mette in regola tracce in bilico tra legale ed illegale e permette ai due colossi di inserirle nel loro stream. Il tutto alla fine è stato molto semplice: si utilizza il servizio di Dubset, che protegge l’artista ‘derubato’ facendolo guadagnare contemporaneamente sponsorizzando il dj che ha ‘preso spunto’ non solo tramite la sua piattaforma, ma adesso praticamente ovunque, dove ‘ovunque’ sta per Apple Music e Spotify.
Il cambiamento è totale, la politica del copyright è sovvertita e, diciamolo, è molto meglio così: più scelta di musica e più guadagni per tutti. La svolta inoltre potrebbe quasi far pensare a Spotify che acquisire SoundCloud non sia più un così grande affare: avrebbe gli stessi vantaggi con Dubset senza doverla acquisire, anche se di questo ovviamente non possiamo esserne assolutamente sicuri. C’è da dire che SoundCloud ha molti più utenti attivi mensilmente rispetto a Spotify e quindi c’è da riflettere comunque.
Come ha rivelato il CEO di Dubset, Stephen White, il controllo è rigido e sicuro. Dubset, infatti, utilizza ‘MixBank’ ovvero un software che analizza meticolosamente i metadata di brani e mixes e quindi assicura i ricavi per gli artisti inconsapevolmente coinvolti in suddetti flussi di musica.
Per concludere, ci sono ottime aspettative per un mercato dello streaming più aperto e variopinto, nel quale, senza far male a nessuno, si trova più musica e più libertà.
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