Esattamente un anno fà ho avuto la fortuna di imbattermi attraverso la ricerca di nuove sonorità in un qualcosa di diverso, che mi riconducesse per certi aspetti a quella Techno, la vera “Techno”, o per un attimo mi riportasse nei rave romani anni ’90, sonorità che riuscivo a sentire solo nei “live” fatti da artisti di tutto rispetto. Una Techno che non fosse il semplice kick / hi hats cromato e synth…ma qualcosa di più, volevo un messaggio, “cercavo il messaggio”. Come tanti (n.d.r.) vengo per molti aspetti dalla strada, ho respirato quell’aria, ho vissuto tra i “pilastri” in cui serpeggiava questo suono chiamiamolo “industriale” e si, cercavo questo, volevo una descrizione di un qualcosa attraverso la musica, volevo percepire le sensazioni, i disagi, la rivincita attraverso i suoni “merce rara e introvabile”. In questa ricerca affannosa mi sono imbattuto nella “Scuderia”, una giovane label tutta romana, scuderia intesa come luogo fisico, dove tenere i cavalli vincenti, su cui “scommettere” stampando vinili a tiratura limitata, perché il vinile è una “scommessa”.
La “Scuderia” mi colpì come una freccia nel petto, era il 24 Febbraio MMXVI, la mente di Luciano Lamanna, scriveva una poesia “The Moon Child”(SR01). Inizia così la saga di una label che ha cambiato per molti aspetti il mio modo di ascoltare musica, allo stesso tempo questo disco un anno fa riportò ordine, facendo atterrare tutti “i fenomeni” con i piedi a terra riconfermando “Roma” capitale della musica elettronica.
Siamo nel MMXVII e oggi Cluadia Landi, owner della Scuderia, ad un anno esatto dalla prima uscita, ci regala attraverso i messaggi subliminali di Luciano Lamanna “The Nihilist“:
“Obscure and devastating, “The Nihilst” destroy all your certainty biting you with doubt and sin. Pure italian techno without any compromise“.
Una musica dura, oscura, senza compromessi, due tracce in un vinile che racconta i sobborghi, mette in evidenza lande metalliche attraverso costruzioni immaginarie, un viaggio senza fine, attraverso dure dimensioni collegate da suoni in linea con le performance rave ’90 della capitale. Un ricordo che ritorna prepotentemente a dettare degli schemi da seguire per ritornare a creare musica sotto tutti i punti di vista. Bisogna essere differenti, crederci, scommettere spesso nella diversità, una diversità dura da accettare, per certi aspetti la NORMALITA’!