Tonylight: la vita scorre a 8bit

 


 

TonyLight ovvero Antonio Cavadini, artista, ricercatore e sperimentatore nell’ambito del suono e della luce, è uno dei pionieri italiani della micromusic e del movimento 8bit, membro storico e docente nel collettivo Otolab, dal 2005 dirige Micromilano HQ. L’ho incontrato durante il suo live a Macao, terzo appuntamento con le feste organizzate da Milano Chiptune Undeground in data 15 Maggio e questa è l’intervista che gli ho fatto.

 


 

Fotografie del Live di Marta Perroni

 

Ciao Tony, entriamo subito nel vivo della tua esperienza musicale, il tuo sound è molto complesso, misto tra richiami di house, tecno, noise, ovviamente chiptune e qualcosa delle vecchie produzioni IDM, il tutto connesso con quel tocco di sperimentazione. All’apparenza potrebbe non sembrare ma è davvero multiforme, come sei arrivato a questo tipo di produzione? quali sono stati le possibili influenze che ti hanno portato fino al tuo sound odierno?

Innanzitutto devo premettere che non ho cominciato da musicista ma come ascoltatore, mi sono sempre interessato di musica, e mi definisco un curioso, frequentavo moltissimo le sale prova dei miei amici musicisti e man mano mi sono sempre più interessato alle tecniche di produzione del suono. Poi, verso la fine degli anni ’90, ho avuto un coinquilino Dj e questo mi ha avvicinato ancora di più alla produzione e alle varie componenti della musica elettronica, le mie prime drum machine, i vari potenziometri. Riguardo alle influenze posso dirti che sono da sempre stato appassionato delle sonorità anni ’90, la prima elettronica UK e quella di Detroit. Sicuramente hanno influenzato il mio gusto e continuano a farlo.

 

Ecco, dalle sonorità anni ’90 come semplice influenza, alla tua militanza nella prima 8bit, come ti sei affacciato a questa corrente? Come l’hai vissuta?

Essere interessato alla produzione del suono negli anni ’90 significava fare i conti con le nuove tecnologie e allora erano molto legate ai videogiochi. Ai tempi avevo visto una recensione di una cassetta per il Game Boy che dava la possibilità di produrre suoni e me l’ero fatta subito spedire, pagando con le belle 60 mila lire, infilate in una busta. Questo è stato il mio inizio, poi c’era una piattaforma, micromusic.net, una vera e propria comunità virtuale che riuniva tutti i suonatori di game boy, ci si dava consigli, ci si scambiava opinioni. Fino ad arrivare ad invitarsi a vicenda anche da una parte all’altra dell’Europa, dando vita a queste feste, i Microparty, che entusiasmavano davvero, qui a Milano ci si incontrava nella casa occupata in fondo a via Vigevano di fronte al CapeTown, c’era una fortissima idea di scambio e comunità, quello che si sta cercando di ritrovare anche ultimamente con eventi come quello di stasera qui a Macao.

 

Dal punto di vista tecnico, per una corrente così particolare, la strumentazione sarà importantissima, tu cosa usi? Magari con qualche consiglio per chi si vorrebbe avvicinare a questo genere…

Ovviamente il Game Boy, è uno strumento piccolo e compatto ma anche potentissimo e imparando e scoprendo man mano come utilizzarlo dà infinite possibilità. Il primissimo, la mattonella grigia, è del 1989 qualche anno dopo era uscito il Color, poi l’Advance e fino al DSi, ultimo modello con cui è compatibile l’ultimo software.
I software principali infatti sono due: uno è Nanoloop, l’altro è Little Sound Dj, quest’ultimo è stato creato per il primo modello di Game Boy quindi il suono prodotto è molto crudo, il tipico del primo 8bit. Nanoloop invece ha la possibilità di essere utilizzato anche, ad esempio, per il Game Boy Advance, questo dà una più ampia possibilità di scelta ed è decisamente più moderno anche il tipo di suono e la sua definizione. Personalmente mi piace poter spaziare, un sound troppo dritto e costante mi finisce per annoiare, ma è comunque una questione di gusti e sensazioni personali. Forse non sembra ma compongo molto a sensazione, la mia musica rispecchia moltissimo i miei stati d’animo e da questo dipende anche la scelta del mezzo con cui elaborarli.

Ecco riguardo a questo tipo di tecnologia, ultimamente si sta parlando molto del problema della conservazione dei file e della memoria digitale, soprattutto per chi utilizza dispositivi datati. come ti rapportati con questo? qualcuno ha trovato un modo di conservare a lungo i vostri tipi di file?

Guarda in realtà mi capita spesso anche di perdere le cartucce del Game Boy, l’unico modo per conservare i dati è fare i vari back up. Ma è difficile, i dati digitali si perdono molto facilmente, personalmente non mi preoccupo troppo della conservazione, sono consapevole che sicuramente prima o pai spariranno…

 

Riguardo invece la tua ricerca più ampiamente artistica, e alle tue performance live che sono sempre molto complete, come ti rapporti con il mondo visual e video?

In realtà io mi sono sempre molto interessato al suono e quest’altro aspetto viene curato molto di più all’interno di Otolab, un laboratorio di artisti multimediali nato nel 2001 qui a Milano per la produzione e la ricerca in ambito audio e video ed esiste nel collettivo un vero e proprio settore per l’elaborazione di video e musica 8bit. Stasera invece la parte video è stata curata da due ragazzi, Naz (Nazzilla Ndr) e Hiki di PlagueLabs.

 

Ecco parlaci un po’ del tuo lavoro e della tua produzione legata a Otolab…

Si, in Otolab, riguardo all’aspetto più legato alla ricerca nell’ambito sonoro, posso dirti che produco anche strumenti musicali. Ho unito i miei passati studi e conoscenze di design con quelle più tecniche di Peppolasagna (Giovanni Membretti ndr), elettronico specializzato, e insieme abbiamo creato oltre al Lumanoise anche il Leploop. Quest’ultimo è un synth analogico compatto, a mano, ma con carattere, che permette di creare melodie, ritmi, ambientazioni. All’inizio la creazione era molto specializzata, man mano poi abbiamo sviluppato una vera e propria produzione, ovviamente sempre limitata essendo strumenti artigianali ma comunque diffusa e in vendita.
Devo dire che ultimamente c’è un crescente interesse verso la tecnologia di anni fa, anche artigianale, comprando macchine analogiche vecchie ci si accorge che suonano molto bene rispetto ai computer moderni, tanto che negli ultimi due anni anche giganti giapponesi come KORG e Roland stanno cominciando a produrre “vintage”. L’eterna differenza fra analogico e digitale è però davvero evidente, le macchine sono diverse sia per quanto riguarda la struttura sia riguardo alle relative sonorità. Le interfaccia odierne sono troppo complesse, troppo piene di parametri di cui tenere conto e il suono che ne esce risulta però estremamente pulito. Lo strumento analogico è invece più semplice da utilizzare, quello che hai di fronte, sul pannello, è tutto, ma il suono ha decisamente più carattere, è più grezzo, e l’approccio con la macchina diventa più fisico. Il fatto poi che abbia proprietà limitate personalmente mi stimola molto a superarle. Il computer moderno ha troppo possibilità tra cui scegliere, diventa quasi ingestibile e ti toglie il gusto della sperimentazione.

Passiamo alle tue due ultime release, quella con 51beats e Sanguedisken. In pochi mesi e per la prima volta hai prodotto due raccolte, come mai questa scelta proprio ora? cosa le differenzia?

Sì, non avevo mai realizzato per nessuna etichetta e sinceramente non ne ero mai stato interessato, poi in un’estate, come sempre girando con il mio Gameboy in mano, mi sono deciso a registrare le mie vecchie tracce, ma invece di averne poi cinque o sei come avevamo pensato per 51Beats in realtà ne avevo circa ventidue, ventitré, ed erano decisamente troppe, ecco che avevo finito per registrare tutte quelle dei precedenti cinque, sei anni, dal 2009 al 2014.
Così ho pensato di dividerle e sono uscito seguendo l’ordine cronologico della mia produzione, prima con 51beats lo scorso gennaio Chosen Works 09-14 (vol.1), poi le rimanenti questo aprile con SangueDisken, Chosen Works 09-14 (vol.2). L’ultima traccia del volume due è quindi anche la più nuova.

 

Decisamente una bella retrospettiva, quindi. Invece, dove possiamo trovarti prossimamente live?

Allora, le prossime date sono quelle del 12/13 giugno Valencia e del 15 luglio a Villa Tittoni a Desio al BAAFEST, Festival della musica sperimentale.
Tra l’altro se poi ti fermi qui a MACAO, stasera prima dei live proiettano “Europe in 8bits”, un interessantissimo documentario sulla chipmusic, fatto due giovani registi di Valencia che ha anche ricevuto numerosi premi e riconoscimenti nei vari festival europei.

 

Lo guarderò sicuramente! Grazie ancora Tony, a presto.