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MAIOLE
Last for Motifs
Collettivo HMCF
unknown
published:
15 febbraio 2016
Marco Maiole, giovane produttore e multi-strumentista, classe ’95, di Caserta, studia da bambino musica classica e suona in gruppi punk, per poi essere risucchiato dal vortice della musica elettronica. Dopo un EP per l’americana Telefuture e un altro per il Collettivo HMCF, oggi ritorna con un interessante lavoro basato su otto tracce intitolato “Last for Motifs”, debutto sulla lunga distanza in uscita a febbraio sempre per HMCF.
L’album è stato concepito su iPad, ma è stato poi registrato in studio con l’ausilio di hardware, vecchi synth analogici e chitarre, così da conferire al lavoro un sound caldo e vintage; c’è infatti un retrogusto disco anni ’90 nell’approccio alla composizione di Maiole che colpisce immediatamente, ma anche un senso melodico profondamente italo. L’album, nel suo complesso, appare una disincantata romanticheria in chiaroscuro, con un incedere lampeggiante, a simulare la strobo di un club un po’ decadente ma denso di movimento. Il comunicato stampa che accompagna il disco definisce Maiole con un ossimoro: sad-dancer, ci uniamo a questa perfetta definizione che rispecchia l’animo riflessivo e insieme danzereccio di questo lavoro.
Si potrebbe trovare un richiamo alle produzioni di fine anni novanta di Rui da Silva, l’indimenticabile “Touch Me” per esempio, quel disco - che divenne inaspettatamente primo nelle classifiche di vendita UK - fotografa bene un certo approccio, tipico dell’epoca, alla musica da ballo: una specie di trasposizione del “No Hope” generazionale alla dimensione del club; in quelle semplici partiture c’era in effetti qualcosa di ammaliante, che è rimasto come un simbolo di un certo periodo. Nel 2001 lo stesso approccio veniva richiamato anche da Roger Sanchez con la sua “Another Chance” che, riprendendo un vocal dei Toto, faceva confluire in un brano dannatamente pop la stessa sensazione di dancefloor decadente. C’è un altro elemento fondamentale nel disco di Maiole: l’utilizzo della voce. I testi, semplici loop vocali in inglese, si impastano bene sul tappeto di synth e aumentano il gusto rétro dell’opera, avvicinando alcuni brani, anche per le ritmiche sui 120 bpm, alla Italo Disco dei Kano o di Patrick Cowley.
La prima traccia, la cinematica “Tawanshine”, si apre con un sognante arpeggio leggermente sporcato da un LFO fuori sincro, poi la voce aliena di Maiole e un bel giro di synth lead fanno il resto. “Stop Misunderstanding” lascia più spazio al piano elettrico e alla chitarra, non mancano però piacevoli arpeggi e il vocoder sulla voce, un po’ di compressione sulla cassa e il pezzo scorre bene, parecchio sad dancing. Il terzo brano in scaletta, nonché primo singolo estratto, “Plastique Romantique”, è forse il momento più pop - e a nostro parere il migliore - del disco: Maiole sembra dare il meglio nel creare melodie appiccicose al punto giusto da entrare in loop nella testa dell’ascoltatore, da fischiettare. Con “Unsure (But There’s More)” ancora spazio al piano, si alza un po’ il ritmo; attacco soul per “You Want Me Grounded”, quinto pezzo, che però stanca nell’eccessiva ripetizione del loop vocale. Con “Last for Motifs”, Maiole riprende la vena pop e ancora una volta riesce a confezionare un ritornello azzeccato e piacevole. “Forward, Nowhere” è il brano più dancey del disco, con tanto di discorso rappato centrale, senza dimenticare di essere un po’ sad - «I’m going nowhere» - prima della chiusura affidata a “Bestbilief”: una traccia decisamente più soul rispetto al resto del disco, dove compare anche la ritmica spezzata.
“Last for Motifs” nel complesso appare piacevole all’ascolto, soprattutto nelle parentesi più pop in cui Maiole sembra sempre in grado di forgiare frasi musicali di diretto impatto sull’ascoltatore. Bella anche l’atmosfera generale che il disco porta con sé, con quest’aria un po’ rétro e nostalgica. Peccato per alcuni momenti un po’ troppo ripetitivi, soprattutto nell’utilizzo dei vocals. Ma il ragazzo è giovanissimo e il futuro ha ancora molto da riservargli, lo aspettiamo e ci uniamo al suo sad dancing.