A Made Up Sound - After Hours / What Preset [AMS006]

After Hours - What Preset

C’è qualcosa di morbosamente malato in tutto questo. Si, perché se ti chiami Dave Huismans ed hai passato gli ultimi 10 anni a controvertire ogni legicula e postilla del grande codice della Techno, ad una certa, se sei una persona normale, la smetti di fare il matto e, da istituzione quale sei, cerchi un angolo di pace dal quale continuare a produrre, certo, ma con uno spirito più gentile, sobrio, chetato finalmente dopo anni di battaglie a colpi di beat spezzati e synth distorti, campioni cacofonici e tagli al limite dell’isteria preparto.

Ed invece no, non va così, la storia non ha questo finale proprio per nulla.

Dave Huismans continua ad essere A Made Up Sound perché, in realtà, senza questa parte oscura, in bilico tra la forza delle drum line e la psicolabile frenesia di quelle dei synth, evidentemente non ci può essere sviluppo, crescita e prima ancora analisi, studio, ricerca.

“After Hours / What Preset”, uscita number sei per l’etichetta A Made Up Sound, eponima dell stesso autore ed owner, è persino uno step sopra ogni precedente lavoro di Dave. Abbandonate infatti le ritmiche dubsteppistiche di “Rear Window” e “take the Plunge”, dimenticati gli albori della sua stessa etichetta, figli di un certo retaggio dedito alla 2 step evolutosi nel dub nudo e crudo (“Rework”, “Closer” e “Sun Torch” ne sono uno splendido esempio), ecco ecco spuntare un EP quadrato, quattro quarti dipendente e claustrofobico a livelli mai visti finora.

Chiariamo subito, non che la cassa in 4 sia una novità: sia 50 Weapons (“Malfunctions EP”) che la stessa A Made Up Sound (“Ahead/Endgame EP”) avevano ospitato degne (e potentissime) prove di quanto una ritmica di questo tipo fosse semplice e nelle corde dell’artista di base a Berlino. Cosa quindi rende questo “After Hours / What Preset” diverso?

 

Innanzitutto la lunghezza delle tracce: tralasciate le ritmiche contorte, ecco la fantasia che prende in mano l’opera consegnandoci due suite da 9 e 12 minuti l’una. Dato da non sottovalutare, questo, perché, come è logico pensare, ad una lunghezza maggiore può corrispondere una maggiore libertà d’espressione (Villalobos Docet).

Libertà d’espressione che, altra peculiarità, non viene in questa uscita lasciata cadere nel vuoto: in un mondo, come quello del “vecchio” Dave, basato sul cutting e sul sampling ruvido, ecco far capolino una tutta nuova ricerca del suono, certi studi d’onda ed analisi di riverberi e delay quasi completamente senza precedenti.

Il fatto di non avere precedenti rende tutto questo unico non solo discograficamente parlando, ma anche sotto il punto di vista del giudizio complessivo del lavoro: EP compatto, mai scontato, ogni suono ed ogni synth sembra sia stato concepito e suonato per stare insieme a tutto il comparto strumentale. Ogni bleep, ogni onda sinoidale, ogni break, ogni led lavora industrialmente per la resa perfetta dell’atmosfera, cupa e contorta, che le tracce puntano a creare, senza se e senza ma.

“After Hours / What Preset” è uscito più o meno una settimana fa ed è distribuito da Delsin. Vi consigliamo vivamente di recuperarlo perché è una release da avere, sia per la qualità delle tracce che per il valore simbolico, alla luce dell’iter artistico inziato con questa uscita da A Made Up Sound.

Perché in fondo, onirico o reale, un incubo è sempre un incubo.



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