Autechre - Incunabula


Autechre

Incunabula

Warp Records

LP17R


published:

Novembre 2016

 


Gli Autechre, originari di Manchester e da sempre legati alla Warp Records dagli inizi degli anni ’90, sono un punto di riferimento nella scena elettronica internazionale, come dimostra il recente tour europeo con date andate quasi tutte sold out, che ha toccato, per la gioia del pubblico italico, anche il Club to Club di Torino.

L’opera di riedizione su vinile degli album degli Autechre ci offre la possibilità di fare un passo indietro nel tempo e di occuparci di Incunabula: primo LP del duo di Manchester, pubblicato il 29 novembre del 1993 dalla Warp. Il tempo trascorso - 23 anni! - dall’uscita del disco ci obbliga a darne una collocazione quasi storiografica. In effetti, Incunabula ci sembra un fondamentale momento di transizione e incontro tra l’onda kraut cosmica dei Tangerine Dream e dei Popul Vuh - che a partire dagli anni ‘70 ha data il via alla sperimentazione in chiave elettronica della psichedelia rock degli anni sessanta -, gli acquerelli ambientali di Brian Eno, la dance acida e cyber punk di matrice statunitense, i primi lavori breakbeat degli Orbital del 1991 e i primi vagiti della Warp, che all’inizio dei ‘90 pubblicava la compilation Artificial Intelligence - in cui compaiono gli stessi Autechre, esordienti.

Dobbiamo immaginarci, quindi, che il duo formato da Sean Booth e Rob Brown - all’epoca entrambi dj resident nei club di Manchester - avesse maturato un bagaglio di conoscenza musicale notevole e di origine disparata, da cui trarre, come dovendo unire le coordinate tracciate dagli autori citati, un originale sintesi, il cui prodotto è Incunabula. Rob Brown dichiara, descrivendo il primo album degli Autechre: “more of a compilation of old material”.

Nonostante la definizione che tradisce troppa modestia di Rob Brown, Incunabula è un disco denso di spunti interessanti, coerente nella sua complessità e di durata rilevante - 11 pezzi per più di 70 minuti; si tratta soprattutto di un disco originale, innovativo per l’epoca, e anche innovativo per oggi, che non scade in facili derive techno o chill-out, mantenendosi in equilibrio su uno stretto sentiero di confine tra i generi e solcando il terreno per la nascita della cosiddetta IDM.

Si tratta, probabilmente, del disco più modaiolo pubblicato dagli Autechre; potremmo dire, senza dare alcuna connotazione negativa al termine, che è il loro disco più comprensibile e orecchiabile anche per un pubblico più vasto. Incunabula differisce sostanzialmente dai lavori successivi del duo di Manchester, mancando di quella sperimentazione totale che si troverà in LP5, nell’Untitled del 2005 o nel recentissimo Elseq 1-5, per fare alcuni esempi.

L’album contiene, in effetti, tutti i futuri statement della IDM: melodia ovattata e gentile, quasi impalpabile, ma allo stesso tempo trascinante; ritmiche spezzate e frastagliate, complicate e ammalianti, ipnotiche, seppur senza sfociare nella caoticità tipica delle produzioni post ‘95. La rielaborazione al campionatore dei suoni delle drum-machine TR roland non è tanto spinta da non farne riconoscere i tratti, anzi è legata alle sonorità 909 della techno dei club di Detroit. I suoni del Juno e dei synth Yamaha di fine anni ‘80 sono sempre filtrati dal low-pass filter, sempre duofonici o polifonici, con metriche e rapporti timbrici gentilmente dissonanti, per conferire quel tipico suono smussato, nebbioso, il suono della intelligent, si sarebbe detto negli anni a venire, quando Aphex Twin avrebbe dato la definitiva connotazione al genere IDM.

La prima traccia Kalpol Introl già palesa il mood del disco, attraverso la combinazione minimale di basso e batteria che si intromette tra le varie textures dei synth, colorate di un soffice grigiore metropolitano. Nelle tracce successive il rigore algido e la pasta sonora made in Autechre emerge con più chiarezza. Si scopre il tratto isolazionista del duo di Manchester, che ne farà la fortuna e ne caratterizzerà successivamente la produzione, attraverso la loro proverbiale abilità nella trascrizione elettronica di solitarie strutture sonore urbane, o meglio, nella traduzione istantanea dell’attività cerebrale nell’elaborazione di questi spazi. Questi luoghi sono – e saranno – spesso popolati da sonorità riconducibili a costruzioni in acciaio e cemento. Spaccati di razionalismo in vetro con annesso decadimento di rovina e sporcizia. La musica degli Autechre è una combinazione di grattaceli graffitati, tessiture urbane e architetture d’avanguardia ingegneristica ma in decadenza, un quadro fotografico trasposto attraverso l’accostamento tra samples digitali e textures analogiche.

Il quinto pezzo intitolato Basscadet - che come singolo è arrivato al primo posto nella UK Indie chart del 1993 - è l’emblema rappresentativo di queste astrazioni: l’ideale soundtrack di una serata in un rudere industriale abbandonato alla periferia metropolitana, magari con l’impianto sovradimensionato e il suono riverberato e rimbalzante, con l’atmosfera spettrale e vaporosa resa umida dai pad densi e acidi dei synth e dai campionamenti spezzati. Il terzo brano Autriche aggiunge all’amalgama un bel lead di sh-101, con effetto sample & hold sulla modulazione di frequenza: la melodia appare e scompare in modo randomico, in modo da evitare che il cervello possa seguirla con facilità, mantenendo sempre viva l’attenzione. Altro capolavoro è sicuramente Lowride, decimo pezzo, caratterizzato da samples breakbeat e tappeti orchestrali jazzati, con qualche richiamo ai primi Orbital. Bellissima chiusura con 444, e la sua melodia a là Aphex Twin.

Incunabula degli Autechre rientra sicuramente tra gli album fondamentali della storia della musica elettronica, sia per l’influenza che ha avuto nella nascita del genere IDM, sia per essere stato una grande fonte di ispirazione per moltissimi musicisti successivi, anche non legati espressamente a questo genere, e soprattutto anche per aver contribuito a creare un vero e proprio trend, un nuovo fenomeno di costume e culturale. La recente riedizione ci fa riscoprire un bellissimo disco, che, anche dopo più di due decenni, conserva intatta tutta la sua forza comunicativa e la sua bellezza.