DART - Il Controller Open Source Made in Italy

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DART è un progetto rigorosamente Made in Italy proveniente dalla Sicilia, e precisamente da un interessante realtà, Hackspace Catania.

Un hackerspace, hackspace, hacklab, o makerspace è un luogo in cui persone che amano tecnologia, elettronica, scienza e arte digitale possono incontrarsi, collaborare, condividere idee e soprattutto socializzare. Insomma un posto fantastico dove nascono solo cose belle!

Questi laboratori (spesso autogestiti) sono di solito aperti a tutti e al loro interno è possibile utilizzare attrezzature condivise, software libero, hardware condiviso e spesso frutto di donazioni. Inoltre è possibile realizzare progetti in collaborazione con altri utenti dello spazio, tenere corsi e così via. Per approfondimenti, inizia dalla pagina di wikipedia -> Hackerspace

In quest’ottica è nato il progetto DART, una piattaforma open source per realizzare controllers MIDI/DMX basati su Arduino (Genuino per noi europei). Ho scambiato quattro chiacchiere con Massimiliano Marchese, referente di Hackspace Catania e del progetto DART, nonché musicista del progetto Polosid.

Ciao Massimiliano, innanzitutto benvenuto su Tsinoshi Bar e grazie per la tua disponibilità. Parlaci della vostra attività di “makers” a Catania e in generale del progetto DART, come è nato e per quale scopo.

Ciao e grazie a voi per l’invito! Che dire di Catania? Forse più di altre città del sud italia ha visto crescere negli ultimi anni l’interesse per la tecnologia, complice la vicinanza del polo della microelettronica, l’influenza della cittadella universitaria… sta di fatto che esistono già diverse realtà associative dedicate alla diffusione della cultura tecnica. Hackspace forse più delle altre ha saputo interpretare il senso civico di questa operazione. il “fattore umano”, nel bene e nel male, ha un ruolo di grande importanza da noi.
Tanti dei nostri associati sono attivi nel mondo delle arti digitali, come musicisti, dj, videoartisti e performers , avvalendosi spesso di capacità acquisite al conservatorio Bellini o all’accademia di belle arti.
Quindi Dart è un progetto nato soprattutto per catalizzare tutte queste energie.
L’idea centrale è ideare delle macchine assolutamente divertenti da costruire, belle da vedere e cariche di quella tipica materialità e fisicità che proviene dal mondo del DIY, una cosa di cui l’arte digitale, così numerica e spesso astratta, ha bisogno.
Altra caratteristica importante è che nel progetto Dart vengono coinvolte tutte le tipiche “discipline” di un fablab: progettazione e stampa 3d, gestione di macchine CNC, programmazione, conoscenza dei componenti elettronici, lavorazione di materiali plastici e non. Una bella palestra insomma!

 

Essendo open source ed essendo tutta la documentazione e i sorgenti (sketch) presenti in rete, chiunque può costruirsi il proprio controller personalizzato, ho capito bene?

Si, ogni modulo del Dart è stato ottimizzato per essere realizzato molto facilmente e rapidamente all’interno di una struttura di tipo hackspace. La documentazione è online e costantemente aggiornata.
Tra i tanti standard possibili, abbiamo scelto Arduino, per via della sua grandissima diffusione.
Oltre al codice sorgente, sono disponibili delle guide semplificate, diy­friendly, per la creazione dell’intera circuiteria del controller.
Ciò consente a qualsiasi Fablab, con una spesa molto ridotta,di abilitarsi alla produzione di dispositivi analoghi.
In futuro proveremo a offrire dei KIT (molto economici, si spera), dedicati al music­maker “casalingo” 🙂

 

Ho bisogno di un controller, non ho tempo e/o conoscenze tecniche per tenere in mano un saldatore e assemblarlo, posso contattarvi per acquistare un controller personalizzato?

Realizzare un controller completamente customizzato sarebbe molto difficile e costoso. In qualche raro, matto caso lo facciamo, ma in generale l’idea è quella di lavorare “come se” i nostri fossero prodotti commerciali. Al momento quindi è possibile personalizzare solo la jogwheel e lo spinner con scintillanti loghi fotoincisi su metallo. inoltre è possibile decidere quanto ricca debba essere la dotazione di moduli/funzionalità installate!
Va anche sottolineato che trattandosi di un progetto opensource, è molto facile intervenire anche sulle unità preassemblate, trasformando il nostro controller anche in modi da noi non previsti!

 

DART ONE mi sembra fantastico! La sua estetica “space disco” si sposa perfettamente con la mia musica… quasi quasi ne prendo uno! Avete altri modelli in previsione? Ho letto che ci saranno presto novità… dicci qualcosa!?!!

Si, qui all’hack l’atmosfera è sempre ricca di musica e di space­disco ne consumiamo parecchia! i mix degli Irregular Disco Workers (ndr: piccolo spazio pubblicità) , per esempio, sono una nostra frequente compagnia 🙂 sarà per questo che il dart ha questo look futurista misto a richiami Arcade. Anche se ad essere sinceri l’estetica è dettata soprattutto da motivi funzionali…
i nuovi progetti riguardano un secondo DART che sostituirà il modello ONE, poi una nuovo controller chiamato KOROVA… tutto bianco e costruito dentro un box di resistentissimo policarbonato antisommossa!!
Poi beh, un sogno nel cassetto: la workstation­optacottero in grado di decollare, raggiungere il club dove il dj di turno ha una serata, e tornare il studio da sola, dopo il djset! Manca ancora qualche dettaglio tecnico da risolvere ahahahah

 

Voi, come altre realtà “libere” in Italia state facendo innovazione con un’opera di volontariato spesso costosa in termini di tempo e risorse umane. A parte i discorsi politici, secondo te è il momento che qualcuno dall’alto dia una scossa a questo mondo di gente che fa cose? Intendo, è il momento di iniziare ad investire qualcosa in più su questo tipo di innovazione? So che il discorso può essere molto lungo e noioso per i lettori del nostro bar, puoi anche rispondermi con tre puntini se vuoi!

Questa dei laboratori condivisi è ancora una realtà in divenire, difficile da gestire da parte della pubblica amministrazione in modo schematico ed efficace. In questo panorama, come era prevedibile, i risultati dell’iniziativa Digital Champions sono stati molto modesti o nulli.
Il discorso cambia nel caso di regioni e comuni, che in svariati casi hanno favorito lo svilutto di strutture di tipo FabLab.
Anche università e istituti tecnici hanno spesso ottenuto ottimi risultati, e rimangono, per noi, gli unici enti con cui siamo entrati in contatto in modo costruttivo.
Personalmente non credo nei finanziamenti. La politica deve prendersi cura, in generale, degli interessi della piccola impresa, non nella sua fase di nascita (sono arrivato a detestare il termine StratUp), ma nella sua fase di normale funzionamento, includendo i laboratori condivisi in questa rete di realtà manifatturiere, tipiche di un paese “trasformatore” come il nostro.
Sarebbe molto più efficace ideare un sistema di sgravi fiscali per l’acquisto di specifiche categorie di macchine e materiali o per rendere meno dispendiosi i trasporti e le spedizioni.

 

Ma poi, dopo tutto questo parlare, lo sconto a noi di Tsinoshi Bar, ce lo fai? (ahahah #enjoythesconto #enjoythebar)

ahahah beh… sai, le unità che assembliamo su richiesta non si possono considerare dei “prodotti”. Anche il “pagamento” è in realtà una donazione verso l’associazione HSCT, per sostenere lo sviluppo del
progetto stesso. Però abbiamo previsto uno sconto per chi è già in possesso di una nostra macchinetta e decide di acquistarne un’altra, magari coinvolgendo un amico. Inoltre, è possibile specificare quali moduli del dart possono essere esclusi, abbassando di molto il costo finale! Detto questo ok , ci sto, posso farvi uno sconticino, a patto che riusciate a fare un White Negroni veramente veramente buono!! ehehehe