East Wall - Silence


East Wall

Silence

Dark Entries

DE145


published:

Gennaio 2017

 

 


La Dark Entries, etichetta di John Cheon con casa base a San Francisco, nasce nel 2009 con l’intento di dare nuova vita in vinile a inediti e chicche fuori catalogo dell’oblio darkwave anni 80’, nonché band contemporanee rimaste intenzionalmente e visceralmente a quel suono. John è un dj-collezionista purosangue e, a dimostrazione della sua (letteralmente) sconfinata cultura musicale, è venuto fino in Italia a resuscitare “Silence”, album di debutto di una delle band di settore più interessanti del panorama europeo di fine anni 80’ inizi 90’: gli East Wall.

Correva l’anno 1982 e Fabrizio Chiari, accantonato il progetto Kirlian Camera, decide di metter su una nuova band di matrice darkwave. Recluta dapprima Wilma Notari alla voce e ai synth e, dopo diverse demo ed esibizioni live, trascina dentro anche l’ex Kirlian Camera Angelo Bergamini per aiutarli con sintetizzatori ed arrangiamenti.
Nel 1985 rilasciano il singolo di debutto “Eyes of Glass” e raggiungono rapidamente un enorme successo in Germania che li porterà ad un accordo con la ZYX, etichetta indipendente tedesca attiva dal 1971 , responsabile del lancio di svariati artisti italiani in Germania e nel nord Europa in generale. Dobbiamo aspettare però fino al 1991 per veder finalmente realizzato l’album di debutto “Silence”. All’inizio di quell’anno la band, che consisteva in Fabrizio Chiari, Angelo Bergamini e Tiziana Wells, decide finalmente di tornare in studio e registrare un nuovo gruppo di canzoni, prima al “Prominence Studio” di Cremona e poi al “A Love Sound Studio” di Piacenza. Sotto consiglio di Bergamini, resuscitano uno scarto creativo del progetto Kirlian Camera e lo utilizzano come title track dell’album; Silence è infatti una traccia scritta nel 1985 e originariamente cantata da Simona Buja, in arte Lorenza Larini.
Per essere un album autoprodotto di una band italiana che si affaccia nello sconfinato calderone darkwave europeo, Silence di strada ne fa, ed entra di diritto nel cuore e nella memoria di puristi e cultori del genere. Sarà stata la miscela di sound tra darkwave, italo-disco e ambientazioni cinematografiche scuola “Angelo Badalamenti” o il fascino latino questa volta insolitamente siderale, sta di fatto che chi ha amato non ha dimenticato. Cosi John Cheon, boss della Dark Entries, accumulatore seriale di dischi in vinile e attento scrutatore delle aste viniliche più cliccate del web, non ha ancora smaltito la sbornia italo-dark che Silence e gli East Wall gli seppero dare all’epoca. Come già fatto con la prima release per D.E. (la ristampa dell’album di debutto degli Eleven Pound), appena le quotazioni della darkwave italiana sono salite di una tacca sul web, decide di ristampare “Helden Platz” dei Kirlian Camera e “Eye of Glass” e “Silence” degli Eas Wall; chissà da quanto aspettava questo momento!
Ovviamente, come di consuetudine, è stato riservato loro il solito trattamento D.E.. Ogni release è stata fedelmente rimasterizzata da George Horn al Fantasy Studio di Berkeley, nel caso di “Silence” le tracce sono state riversate su ben due vinili a 45 giri, a dispetto dell’uscita originale che accorpava le tracce su un unico disco a 33. La scelta è stata intrapresa da un lato per dare più qualità all’incisione e alle conseguenti riproduzioni, dall’altro per agevolare l’innesto dell’Intro inedito e dell’Extended version di “Ice of Fire”. Inutile dire che la release è consacrata dalla sua copertina originale e arricchita da un inserto 28×28 fronte-retro con foto, testi e note di copertina a cura di Intergalactic Gary. Insomma, tutto fatto con i crismi di una label che nel 2017 mira a valorizzare glorie dimenticate del passato.

Così come compilato dalla Dark Entries, la prima traccia risulta l’inedito “Intro”, trovato sulla DAT (tipologia di supporto a nastro inventato dalla Sony nel 1987) che Fabrizio Chiari ha spedito alla label. Non c’è da meravigliarsi se la D.E. ha deciso di aprire la reissue con questa intro, capace di sintetizzare in 3 minuti tutte le peculiarità del suono degli East Wall: pad glaciali, synth-horn a mo’ di fanfara, sezione ritmica incalzante con chili di riverbero e voci intrappolate in cattedrali gotiche. Silence, che ora sappiamo essere una traccia del 1985, sembra continuare spontaneamente il racconto cominciato dall’intro, introducendo un altro elemento chiave del sound della band: l’arpeggio. E non a caso, quasi fosse una compilazione in crescendo, come terza traccia troviamo l’extended version di “Ice of Fire” che mette a nudo ciò che probabilmente ha salvato gli East Wall e Silence dal crudele oblio darkwave: l’elemento italo-disco. Voce sul campionatore, four-on-the-floor, hit-hat continui, pad ghiacciati e lead sottili e letali come raffiche di dardi avvelenati. Forse è proprio l’amalgama di tutti questi elementi che ha spinto Frankie Teardrop (Wired Party – System of Romance Blog) a descrivere questo album come “il prodotto verosimilmente più vicino alla darkwave freestyle”. Dopo questa overdose di ritmo ed emozioni disparate si passa a quelle atmosfere liquide strumentali che in apertura abbiamo accostato alla Scuola Badalamenti; d’altronde gli italiani in questo sono senza eguali. “Twenty Five Sunsets Before Dawn” è un panorama sonoro, uno scenario outdoor con insolite punte di calore. La quinta traccia, “Blue”, è capace di declinare tutti gli elementi citati pocanzi con un rigore a dir poco germanico, esasperato dalla traccia vocale, dall’inflessione leggermente teutonica (forse strizzando un occhio alla nazione che nell’86 elargì loro enormi consensi). Qui come in “Angelo” il campionatore è utilizzato magistralmente a testimonianza del plusvalore che l’ex Kirlian Camera, Bergamini, ha portato in dote al matrimonio East Wall. In quest’ultima rientrano però le gelide lande darkwave scandite da tappeti e voci provenienti da un luogo lontano anni luce. La penultima traccia, “Privacy”, è la spiegazione in suono dell’affermazione di Frankie Teardrop di cui sopra; darkwave freestyle con richiami smaccatamente “italioti”. Con l’ultima traccia, “Twenty Seven”, gli East Wall si avvicinano a sonorità molto più British; Tiziana Wells sembra una Annie Anxiety nel periodo On-U Sound con qualche nota più lirica. L’amalgama di suono ha qualche accenno electrofunk - sviluppato probabilmente manipolando e decostruendo i pattern italo-disco - che però rimane costipato nei riverberi lunghi e siderali del rullante.

Si chiude così all’improvviso “Silence”, con una traccia che ti ha dato un assaggio di qualcosa che manda subito in astinenza. A fine disco hai dimenticato che è una reissue di un album del ‘91 e non vedi l’ora che annuncino la prossima release della band. Chissà… Nulla è impossibile in questo mondo… Chissà se John Cheon non abbia resuscitato in Fabrizio Chiari e nel resto della band la voglia di continuare il discorso lasciato in sospeso con il progetto East Wall, di tornare in studio, pubblicare un album per poi essere ristampati a distanza di 26 anni da un collezionista newyorchese.

 

Stefano Calvanese