intervista con… NEED A NAME

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Need a Name è uno di quei progetti che entra di diritto nella categoria delle novità musicali italiane e noi di Tsinoshi Bar ci sentiamo in obbligo di prenderlo in considerazione per quello che sta facendo e farci quattro chiacchiere. Dal primo impatto intuisci subito che il giovane Dario Lupo,questo il nome reale di Need a Name, è una persona molto emotiva e tutta questa emotività lo contraddistingue nel mondo della musica,le sue tracce sono molto sentimentali,calde non banali e ti portano in un lungo viaggio fatto di pad e synth ,e groove che scavano nel profondo dei ricordi. Con un passato da dj producer trance sembra aver trovato la sua dimensione ideale in questo genere quasi indefinito forse perché appunto unico. Nonostante la sua giovane età è al suo terzo album,il primo releasato su Sostanze Records,e vanta anche di molteplici remix e bootleg. Ma ora direi che sia giunto il momento di far conoscere anche a voi lettori quello che ci siamo detti in questa chiacchierata telemati
La prima domanda che mi viene da farti è,come mai hai scelto questo nome per il tuo progetto,Need a Name,è quasi un controsenso molti artisti nei loro progetti la prima cosa che fanno è scegliere un nome ben preciso e significativo questa tua scelta invece sembra quasi una provocazione,sembra che vuoi mettere il nome in secondo piano per dare spazio alla musica è cosi?
Prima di essere Need a Name facevo Trance sotto il nome d’arte “Tragida” (e tanti altri side project).
Ad un certo punto della mia vita ho avuto un blocco totale della durata di più o meno 1 anno per poi arrivare al punto di aprire il sequencer quando capitava la sera, sul letto, in cucina, in bagno e fare dei pezzi a casaccio, quei pezzi a casaccio sono finiti per essere 18, tutti fatti senza pensare, senza darmi regole, e da lì è nato il mio primo album come Need a Name. Diciamo che quando ho finito quei 18 pezzi mi sono fermato un attimo e ho pensato: “Ok, Tragida è morto, o almeno lo metto da parte, adesso mi serve un nome per questa roba che ho fatto…” ma fondamentalmente non mi veniva in mente niente, era tutto troppo sperimentale per come ero fatto io, per come vedevo la musica all’epoca e sentivo come se quell’album fosse stato l’inizio di una crescita verso qualcosa di nuovo, ma non sapevo cosa, quindi decisi di tralasciare il nome.
Da un certo punto di vista è come dici tu, voglio dare spazio alla musica, perchè nemmeno io so come diventerà tra 10 anni e che approccio avrò io con essa, ogni anno mi evolvo in tanti modi. In secondo piano credo sia anche una decisione simpatica, molta gente si diverte a darmi nomi dopo ogni release in base a ciò che ascolta, altri pensano davvero che io ne abbia bisogno e mi mandano mail/messaggi con suggerimenti di tutti i tipi!
“Now I Found Myself” è il tuo primo album.Dal nome dell’album,dalla musica e dai titoli delle canzoni sembra che eri alla ricerca di qualcosa che finalmente sei riuscito a trovare…
Esatto, sono riuscito a trovare Need a Name, un nuovo passo nei riguardi della mia evoluzione come “musicista”, è a quello che il titolo si riferisce.
Credo che tutti i musicisti saranno sempre e comunque alla ricerca di qualcosa, ma ciò che cerco io è più che altro una mia “dimensione”, il giorno in cui potrò sentire un mio pezzo e pensare; “ok, ce l’hai fatta, questo sei tu.”. Considera che i miei vecchi pezzi per me ora sono come “giocattoli”… Ci giocavo da bambino, imparavo cose nuove… Le aggiungevo alla formula, ne imparavo altre e tutto diventava sempre più chiaro. Era come come inserire le forme giuste nelle apposite fessure. Con il tempo ho imparato tante cose da poter iniziare un percorso più introspettivo e diciamo anche più serio.
Poi hai trovato anche Melorman… com’è nata la collaborazione con lui?
Trovai la musica di Melorman cercando musica gratuita nel web 2/3 anni fa e mi entrò subito nel cuore, la ascoltavo, la studiavo, e diciamo che mi ha dato anche molta ispirazione. Ha un suo stile, delle sue atmosfere dalle quali non si discosta mai, è molto interessante. Dopo un pò di anni abbandonai la fase Melorman per passare all’ascolto di qualcosa di diverso, ero sempre alla ricerca di ispirazioni, ero nuovo nel genere e cercavo di capire le tecniche e tutto il resto. Poi l’ho ritrovato su Soundcloud anni dopo, ho comprato tutti i suoi album e ho deciso di provare a contattarlo per una collaborazione, da lì è partito tutto, ho anche assistito ad un suo Live in Grecia dove mi ha ospitato.
Parlando di cose più tecniche,quali sono i tuoi strumenti di lavoro? analogico o digitale?
Tempo fa usavo solo software, poi con il tempo e con il lavoro sono riuscito ad acquistare i synth esterni che sognavo di più. Adesso lavoro praticamente solo con quelli, un pianoforte e una chitarra che sto studiando pian piano da circa 2 mesi. L’unico software che utilizzo è il sequencer (Live) con i suoi effetti.
Nei live invece?
Un portatile con Live e 3 controller compatti con cui improvviso i miei pezzi.
Parlando di live non posso che chiederti com’è andata la serata in cui hai fatto apertura ad Apparat uno dei geni della musica elettronica contemporanea…
Mi sono divertito un mondo, ho conosciuto tantissima gente simpatica ed è stata un’esperienza che non credo dimenticherò mai, se non l’inizio di un qualcosa di più grande per quanto riguarda le mie performance dal vivo.
Quali sono gli altri tuoi “miti” nel mondo della musica che piu ti hanno influenzato o che comunque ti hanno lasciato un segno?
- Keith Kenniff (conosciuto come Helios) è la mia ispirazione princpiale, la sua musica mi fa venire i brividi e non mi stanca mai, è anche un modello da seguire per me per quanto riguarda il mio futuro, mi piace come si muove socialmente e si pubblicizza.
- Gli Hammock, i quali “mi hanno convinto” a comprare una chitarra e iniziare a divertirmi con i pedali, fanno musica perfetta, non ci sono difetti, ti emoziona da morire e hanno una tecnica davvero assurda.
- Jonas Munk (conosciuto come Manual), il suo album “Until Tomorrow” del 2001 è stato il mio primo approccio con l’IDM.
- Ulrich Schnauss, ascoltato molto nel periodo in cui ho prodotto il mio primo album, mi ha influenzato molto.
- Rhian Sheehan che ho scoperto ultimamente e ha un talento straordinario, musica spettacolare. Grande recente ispirazione per me.
Il mio pezzo preferito invece è “Happiness: We’re All In It Together dei This Will Destroy You, altra band che adoro.
Diciamo che le mie ispirazioni vanno dall’IDM/Ambient al Post Rock più minimalista.
Come vedi questo genere musicale,credi che stia iniziando ha uscire dalla “nicchia”?
L’unico paese in cui è di nicchia è il nostro. In Italia purtroppo c’è poca tendenza alla sperimentazione o meno pazienza da parte degli ascoltatori nel provare qualcosa di nuovo, diverso dal flusso radiofonico giornaliero. Fortunatamente qualcosa inizia a muoversi, sto conoscendo tantissima gente appassionata come tanti altri musicisti, io stesso è da poco che sono diciamo “nel giro”, prima puntavo prettamente all’estero, poi ho conosciuto un paio di persone (tra cui Go Dugong) le quali con vari passaparola e con molto supporto me ne hanno portate a conoscere altre e si è creata una reazione a catena a dir poco piacevole e sorprendente.
Ritorniamo a parlare di te,sei al tuo terzo album,”What you were,what I’ve become” si puo definire un’altro disco emotivo da parte tua,vuoi farci una breve recensione dal tuo punto di vista?
What you were, What I’ve become” è un album che ho iniziato poco prima che mi lasciassi con la mia ex e ho prodotto fino a pochi mesi fa.
E’ in pratica un libro che parla di quello che ero prima con lei, quello che mi trasmetteva, e quello che sono diventato scoprendo cosa c’era dopo.
Ho fatto quasi ogni pezzo dell’album in pieno coinvolgimento emotivo, subito dopo che avveniva qualcosa di particolare nella mia vita, per farti un esempio “Mamihlapinatapai”, che (da Wikipedia) significa «guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l’altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due vuole fare per primo» è un pezzo che ho fatto proprio la sera in cui mi è successa una cosa del genere.
Sei anche un sound designer e hai sviluppato dei Vst che sono presenti anche sul tuo sito ci vuoi parlare di questo tuo lato produttivo…
Si, è una cosa che mi piace molto, iniziai a studiarla soprattutto perchè volevo creare i miei synth e lavorare solo con quelli, cosa che ho fatto per un pò di tempo.
Ho imparato tutto con il supporto del mio guru che è “NeZoomie” (mi permetto di spammare: http://nezoomie.com), il quale fa della musica clubbona che spacca non poco!
Progetti futuri e live?
Sto già lavorando a qualche idea per l’album nuovo e sto iniziando ad avere molto interesse anche nel mondo delle riprese video, mi piacerebbe poter riuscire a creare dei bei video per i miei pezzi un giorno, con un pò di pazienza spero di riuscirci!
Riguardo i Live, ci sto lavorando, purtroppo sono da poco nel giro, mi sono sempre concentrato nella produzione musicale e mai nelle performance dal vivo che invece ho fatto solo per qualche occasione particolare. Mi piacerebbe molto iniziare a suonare di più e sto cercando di organizzarmi al meglio.
Bene siamo giunti al termine di questa chiacchierata grazie per la tua disponibilità Dario
saluti e grazie di tutto!!
SCHEDA ARTISTA
Nome artista : NEED A NAME
Nome : DARIO LUPO
Anno di Nascita : 1987
Sito ufficiale : http://www.needanamemusic.com/site/
Facebook page : http://www.facebook.com/needanamemusic
Soundcloud : https://soundcloud.com/needanamemusic