Il duo Lakker, composto da Ian Mcdonnell e Dara Smith, nasce a Dublino nel 2006 portando alle stampe Cosas EP (Alphabet Set), un monotraccia dubstep lungimirante sull’evoluzione della corrente, il quale – tuttavia - non riscuote grande successo. L’anno successivo (2007) con Ruido, album stampato su Lazybird, riescono ad inquadrare la loro futura carriera, fondendo con eleganza elettronica, noise, techno e industrial in un prodotto molto sperimentale e apprezzabile.
Il 2012 è l’anno di produzione di Deathmask EP su Love Love Records: il vinile in questione passa quasi completamente inosservato, sino a che, in luglio, non viene commercializzato su beatport. La rivoluzione inizia da qui.
L’EP attacca con “LF9”, una turbina Rave lanciata da una intro di matrice industrial di circa un minuto. Proiettili di melodie bleep disincantate create da Synth a mitraglietta (vedi 909, come per i kick snare), tappeto lo-fi electro, cassa glitch e poi, ancora, breaks da cui si erigono giri di drum machine e melodie noisecore, che si completano con redux serotonici di altissimo livello (ricordando Autechre…). Inoltre, una pausa dissestante in cui il kick filtrato (ANALOGICO) che l’accompagna tuona e rimbomba. Infine, una chiusura che riporta tutto alla normalità dell’attacco del disco: finalmente ci si può distendere e ragionare su di un pezzo che lascia tramortiti sin dal primo ascolto… Quindi, sezionando ed analizzando la traccia, scopriamo come il duo abbia tratto spunto dai tantissimi generi succitati, mai assemblati in questo modo tra loro, dando vita a una fusione ben riuscita.
“Deathmask” condensa un cloth electro allungato, una voce distorta e vocoderizzata, la cui resa è lo-fi. Casse da stadio, anche qui spunti di stesure ritmiche glitch-hop che, con il crescere della traccia, compiono una sorta di turn to techno e - per finire - synth sporcati di snare e filtraggi, come in “LF9”, ma più rivolti verso il garage. Sembra di sentire i PanSonic di Gravitoni ad uno stadio evoluto che li consegna al clubbing. “Deathmask” è un equilibrio di suoni strutturato e completo, la massima espressione dell’arte dei Lakker in questo EP.
Successivamente, nuovi bleep, un treno di kick snare ed ancora i redux (ma questa volta tante più melodie suonate in diverse note - in “LF9” sono più piatte) vanno a comporre “Preset Numb”, track piena di frequenze acute ultrasoniche. Il ritmo scelto, questa volta, è techno tribal dalle fattezze minimal nella scelta dei suoni (ancora lo-fi e filtratissimo), indemoniato da deep psych synth. È innovativa e incazzata quanto “Pandemonium” e “Charlie” dei Prodigy (presente? 1991), non molla un colpo e ipnotizza i tweeter e gli scoop di ogni immaginabile impianto. Forse esageratamente aggressivo per tutti, devo ammettere che in questa situazione sono di parte, data la mia adorazione per quei soggetti a mo’ di Alexi Delano.
“Default Numb” è distonico, le frequenze medie sono richiamate al duro lavoro di accompagnamento sfalsato rispetto alla base ritmica. La traccia ritrae “Preset Numb” in veste caotica, linearizzata solo da una stesura melodica trance oscillante di sottofondo. Questo autentico delirio di onnipotenza sonora corrisponde alla fase più cupa e sperimentale dei Lakker, che trascendono il noisecore rollando il pitch della 909 sul riff trance a manetta, sino al momento in cui lo sostituiscono inserendo groove riverberosi, i quali ci portano alla chiusura della traccia. Seppur stonata, “Default Numb” è quasi orecchiabile, anzi, questo carattere la rende speciale, in quanto capace di fare uscire la vena noise dal ruvido ambient underground nel quale vive da un’infinità di anni. Ci sta riuscendo Vatican Shadow (con influenze completamente diverse da Mcdonnell e Smith), ci erano già riusciti un anno fa i Lakker, strizzando l’occhio a David Tudor, imparando le lezioni di John Cale, apprezzando i Throbbing Gristle, ossia tornando indietro nel tempo e facendo esperienza.
Deathmask EP è la prova concreta della qualità del duo, che si pone in veste di possibile precursore del sound techno futuro: il bello è che, un anno fa, non ce n’eravamo accorti.
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