Machinedrum - Vapor City [ZENDNL200]

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Se il 2013 è per ora l’anno dei “lavori buoni ma anonimi”, ecco che Machinedrum capovolge la tendenza alla sua maniera consegnandoci finalmente qualcosa che sicuramente farà sobbalzare, nel bene e nel male, dalla seggiola gli appassionati ed i fan. E lo fa con un album su Ninja Tune.

Era il 2011 -ricordate?- quando Travis Stewart aka Machinedrum dava alle stampe su Planet Mu, etichetta leggendaria di Mike Paradinas aka Mu-ziq, il suo “Room(s)”, album nel quale erano presenti tracce leggendarie come “Now U Know Tha Deal 4 Real”, “U don’t Survive”, “Sacred Frequency” e “The Statue”.

All’epoca le sonorità di quell’album, ibrido tra footwork e Jungle, ebbero sulla scena l’effetto di un vero e proprio tifone carico di novità, ergendosi a portavoce di un nuovo percorso di “recupero musicale” basato su uno stile secco, semplice e diretto, privo degli arzigogoli rumoristici della “nuova dubstep” e delle velleità intellettuali di tutta la scena della neonata “Elettronica Intelligente”, proprio in quel periodo in piena ascesa. Un mix incredibile di groove e qualità acustica che viralmente si propagò in giro per il globo mietendo quindi, come giusto che sia, moltissimi proseliti.

Da “Room(s)” ad oggi due anni sono trascorsi: tra gigs per il mondo e mixati per Boiler Room, il buon Machinedrum ha avuto modo di regalarci diverse cosette carine tra le quali (senza dimenticarci i remix per Bonobo e Jesse Boykins III) spicca sicuramente “Eyesdontlie”, singolo uscito qualche tempo fa su Ninja Tune e preambolo d’una collaborazione duratura e sicuramente più completa e complessa tra l’etichetta inglese e il trentunenne artista americano.

Ah si, tra le cosette carine c’è anche la creazione del progetto JETS con l’amico Jimmy Edgar. Ma questa è un’altra storia.

Dicevamo, “Eyesdontlie” col tempo si mostrò per quello che realmente era: un sampler, l’anticipazione di un lavoro più grande, “Vapor City”, che proprio ieri è uscito ufficialmente in tutti i negozi di musica fisici e digitali. Ed è un ritorno al primo amore, potete scommetterci!

La sensazione che lascia l’ascolto dell’ultima fatica dell’artista made in USA è quella che si prova quando ti accorgi che, finalmente, tutto quello che volevi è finalmente li, proprio come te lo immaginavi, proprio come te lo sognavi la notte: 10 tracce e tante vecchie, care, buone idee sospese nel solito sound ruvido, ricolmo di riferimenti ancora una volta Juke e Jungle, ma questa volta più consapevole, garbato, ingentilito da riferimenti “colti” che spaziano dalla soulfull al jazz. Il tutto, intendiamoci, incasellato in una tracklist scorrevole e piacevole che alterna momenti di dolcezza (si ascolti “Seesea” o “Center Your Love”) a picchi di ruvidume cosmico che fa alzare le mani al cielo (“Don’t 1 2 Lose U” o “Gunshotta”: ragazzi che tracce!) fino ad arrivare a veri e propri anthems, come “Eyesdontlie”, che brillano di luce propria.

Ordine e caos si sposano e ci consegnano un album che platealmente non punta ad innovare bensì a consolidare una realtà acustica dal comprovato successo ed un artista che, di conseguenza, fa leva ancora una volta sul suo eclettismo e su ciò che realmente sa fare senza forzature o velleità particolari, sospendendo il tutto in un accento emozionale legato a doppia mandata con l’ossessione per il beat. Connotati reali che descrivono la “Vapor City” quasi come fosse realmente esistente, visibile, vivibile: un quadro d’insieme da sempre nitido nella mente del “citizen” Machinedrum, che ci lascia questa volta guardare, dalle finestre di “Room(s)”, il panorama circostante.

In conclusione, “Vapor City” è molto più di un reprise e molto meno di un capolavoro: strutturalmente perfetto, è un pezzo di coerenza unico, invidiabile e apprezzabile che mostra Travis Stewart aka Machinedrum per quello che è: un artista vero che, dischiuso il vaso di Pandora nascosto nel talento, non definire un numero uno è davvero un delitto.



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