Tsinoshi Interview // Big Fish

È Agosto, fa caldo, in redazione ci arriva la promo di “Midnight Express”, il debut EP di Big Fish su Mad Decent. Riguardiamo, ascoltiamo, strizziamo gli occhi e risentiamo: ma QUEL Big Fish? Sulla Mad Decent di Diplo? Riascoltiamo, con calma ed attenzione, facciamo mente locale e ci rendiamo conto che, in realtà, è tutto perfettamente coerente.

Sì, è coerente, pensateci bene: “disc jockey, beatmaker e produttore discografico italiano”, come dice saggiamente Wikipedia, Massimiliano Dagani aka Big Fish è stato forse l’unico protagonista di “un certo tipo di scena italiana” ad essere oggi in grado di poter affrontare un approdo del genere per tanti, troppi motivi che raccontarvi qui sarebbe quasi anacronistico, complice chiaramente quella Doner Music che, dopo anni di fiera militanza in progetti nostrani riconducibili senz’ombra di dubbio all’eccellenza dell’hip hop made in Italy, il nostro protagonista ha saputo costruire con la curiosità e l’umiltà del neofita pur non essendo assolutamente tale. Dare per scontato certi cambiamenti nella materia musicale è sempre sbagliato, a maggior ragione se si tratta di “italians”, ancora di più se poi, come nella fattispecie, vanno all’estero in realtà da decine di milioni di visualizzazioni e stream.

Troppi spunti, troppe cose da chiedere per non avanzare una richiesta d’intervista.

Oggi è Ottobre, da quell’Agosto sono passati 2 mesi e a “Midnight Express” domani seguirà “Theron”, singolo estratto dal precedente EP che porterà per la prima volta due italiani, amici di lunga data come Big Fish e Fabri Fibra, a pubblicare il primo singolo tutto italiano su una label americana di portata mondiale come Mad Decent.

A distanza di 4 settimane oggi è il momento giusto di far leggere anche voi quali sono state le risposte di Big Fish ai nostri dubbi. E come ci aspettavamo (e come forse vi aspettate anche voi), tutto quadra, alla fine. Un solo, grande, immenso big up. #enjoythebar.

P.s.: sì, qui sotto trovi anche i 5 album da tenere sempre in heavy rotation. Da leggere ne hai, da ascoltare pure, cosa aspetti ad ingannare l’attesa per domani in modo intelligente?

Se guardiamo dall’alto quella che è stata la scena hip hop italiana nella golden age, e poi analizziamo quanti sono riusciti a continuare a fare musica e a raggiungere e mantenere livelli non amatoriali molto probabilmente ci bastano le dita di una mano per contarli. Tu sei sicuramente uno di quelli. All’epoca una schiera di b.boy fieri accusava i Sottotono di fare musica solo per vendere dischi, adesso che la dicotomia Underground/Commerciale non ha più senso di esistere, hai qualche considerazione a freddo da fare in merito a quegli anni?

Beh, forse avevano ragione ad attaccarsi a quella roba. Noi facevamo musica non tanto per appartenere ad un circolo ristretto di persone, ma facevamo un lavoro fatto molto dignitosamente, che poi era la nostra passione. La cosa assurda è che nel mondo del rap chi ha assaporato il mainstream e non è riuscito a rimanere ad alti livelli si è poi buttato nel “real hip hop”, un po’ come le pornostar che ad un certo punto della carriera scoprono il Signore, mentre alcuni di quelli che si definivano “real” in poco tempo si sono messi a cantare diventando dei Nek e Ligabue in erba.

 

Restando sempre tra i ’90 e i primi anni del 2000, ci fai qualche nome che secondo te meritava per talento e attitudine una carriera diversa e non è riuscito ad esprimersi a fondo o a prendere la strada giusta per farlo?

Ce ne sono tanti, Fede dei Lyricalz e G. Quagliano dei DDP sono i primi nomi che mi vengono in mente. Il problema è che ci si approccia al rap con un’attitudine americana, ma purtroppo siamo in Italia. Qui da noi per avere una carriera lunga devi abbassare notevolmente il livello tecnico e pensare molto di più ad avere dei contenuti e al messaggio che inevitabilmente deve esserci nei pezzi che fai. Se riesci a mantenere un equilibrio tra tecnica e contenuto diventi il numero uno.

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“Non ti nascondo che c’è voluta tanta buona volontà, ma la passione per la musica mi ha spinto ad andare avanti ricominciando a fare il dj nei locali.”

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Quanto è stato difficile resistere e continuare a crederci soprattutto nel periodo che va dallo scioglimento dei Sottotono fino alla nascita di Doner Music ed all’uscita del disco “Tradimento” di Fibra, che ha determinato di fatto il vero inizio del rap Mainstream in Italia?

Non ti nascondo che c’è voluta tanta buona volontà, ma la passione per la musica mi ha spinto ad andare avanti ricominciando a fare il dj nei locali. Piano piano mi sono rimesso al computer e da lì sono nati i pezzi prima di Robe Grosse e poi di Tradimento. In quel momento ci sono state due persone, Marco Zangirolami e Marco Conforti, che mi hanno aiutato molto a non perdermi d’animo.

Anno dopo anno con Doner Music, oltre ai tuoi 2 album da solista, non solo hai prodotto artisti che si erano già fatti notare in qualche modo come Ensi, Nesli, Vacca, ma sei andato anche a pescare dove nessuno cercava. Gente come Santiago & Retrohandz o Rancore & Myke fino a Mudimbi, hai visto lungo anche sul successo che Emis Killa avrebbe avuto di li a poco. Hai qualche nome nuovo su cui puntare l’attenzione per quanto riguarda il rap italiano?

Diciamo che il rap convenzionale mi aveva stancato. Era l’inizio del rap “industry standard”, dove i rapper stavano dietro alle visualizzazioni su Youtube e non alla reale qualità dei pezzi. Da lì per caso incontrai Myke, che conoscevo da anni, mi face sentire delle cose che stava facendo con Rancore e mi innamorai del loro progetto. Per i “Retro” fu diverso, li contattai per delle cose che avevo sentito e una volta venuti a Milano mi parlarono di Santiago. Anche per lui fu amore immediato per il suo progetto.

Tra i nuovi rapper ti vorrei segnalare un ragazzo pugliese che si chiama Michele. Il suo nickname è Caparezza.

Visto che negli ultimi 20 anni hai prodotto un numero impressionante di Hit, mi piacerebbe sapere quali sono le 5 produzioni a cui sei più legato in assoluto.

Pesandoci 15 secondi ti direi : Big Fish feat. Esa - Grossa, Fabri Fibra - Applausi per fibra, Emis Killa - Parole di ghiaccio, Sottotono - Amor de mi vida , Big Fish feat. Rancore - La macchina del tempo. La mia scelta è dettata soprattutto dalla qualità dei brani e dai ricordi di momenti vissuti durante la gestazione di questi.

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“Penso che il background sia tutto visto che di fatto non esiste un sound nuovo…”

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Veniamo al “nuovo”: già da un paio di anni Doner Music si è riposizionata a livello musicale come punto di riferimento per la bass music in Italia e ora cerca la via della consacrazione internazionale. In che maniera il tuo background influisce sulle nuove uscite e invece quanto c’é di stimolante nell’esplorare nuovi suoni e scenari?

Il mio background è quello che mi porta ad avere l’intuizione giusta per svoltare il pezzo nel momento critico. Penso che il background sia tutto visto che di fatto non esiste un sound nuovo, esiste un riproporre in maniera nuova delle cose vecchie.

Parliamo di “Midnight Express”, il tuo nuovo EP in uscita per Mad Decent, l’etichetta di Diplo, tra le più influenti al mondo. È un traguardo importante, soprattutto per chi come te proviene da un altro “mondo musicale”, riuscire ad essere protagonista oggi nel macromondo della musica elettronica. Come ti vivi questa uscita? Sei gasato oppure ormai è una cosa “normale” per te vivere certi risultati?

Beh, ti mentirei dicendo che è una cosa di tutti i giorni. Sono contentissimo e questa cosa mi ha dato la voglia di fare altri pezzi che sono già pronti per essere proposti a qualche etichetta.

Le sonorità delle due tracce sono un po’ diverse dalle tue ultime produzioni, strizzano l’occhio a sonorità più vicine alla house, con elementi 2step e UK garage, sempre con una forte connotazione “da club”. Premettendo che il genere non è importate e oggi i confini sono molto labili, tu da discografico se dovessi etichettarla in uno scaffale sotto quale genere musicale la posizioneresti?

Da sempre mi piacciono le cose che arrivano dall’Inghilterra, anche se poi ho fatto rap per 20 anni. Forse UK futuregaragestep…

Ci sveli con che strumenti e software hai prodotto quest’ultimo EP e quale sarà il tuo setup per i futuri live set.

Ho usato logic x e presonus studio one con vari plug in e qualche synth vintage esterno. Quando suono invece uso il mio fedele serato.

Dove ti piacerebbe andare a suonare all’estero, in quali club e magari con chi?

Forse il Fabric a Londra, ma onestamente qualsiasi club all’estero andrebbe bene.

Dacci qualche anticipazione sulle prossime uscite e sui tuoi prossimi passi e stavolta dacci i 5 dischi nuovi da tenere sempre in borsa.

Sto continuando a fare pezzi, vediamo che succede.
Non faccio testo, mi piacciono delle cose che forse rischio di apprezzare solo io…

Compton’s Most Wanted - Music to Driveby
The Game - The Documentary
Tha Dogg Pound - Dogg Food
Scarface - The Untouchable
G unit - Beg for Mercy