Tsinoshi Interview / Black Job

“Dynamic Safety”, il debut EP di Black Job, è disponibile anche in vinile.

Black Job Alessio “Manna” Argenteri è l’esempio lampante di come la Musica sia in realtà un continuo ed incessante percorso di crescita frutto di una costante vena di curiosità, anche e soprattutto quando si raggiungono traguardi importanti. Già membro dei mitologici Casino Royale, “Mannaman” settimana scorsa è tornato nei negozi di dischi con “Dynamic Safety”, EP che sancisce un doppio debutto, ovvero quello su formato vinilico di OOH-Sounds e quello, dopo le uscite con Original Cultures, del progetto solista in chiave elettronic-dub di “Manna” sull’etichetta di Andrea Mi e Backwords.

Ovviamente, noi di Tsinoshi Bar non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di fargli qualche domanda: quello che non potevamo aspettarci, però, è che ne venisse fuori in realtà un’intervista - fiume che, tra passato e presente, ci racconta la nascita e soprattutto la crescita artistica di un personaggio, Black Job, che partendo da radici molto profonde e grazie all’aiuto di amici sinceri ha saputo ricostruirsi e rilanciarsi grazie esclusivamente alla passione per la musica e la ricerca.

Noi, senza colpo ferire, “Dynamic Safety” ve l’abbiamo fatto sentire settimana scorsa inserendolo tra le nostre #TopReleases. E siamo contenti di potervi, oggi, farvi scoprire qualcosa di più di un progetto intenso e carico di knowledge come Black Job. Buona Lettura e #enjoythebar

Ciao Alessio, benvenuto su Tsinoshi bar, è un onore averti dalle nostre parti. Anni di musica, di Storia della Musica italiana per la precisione, ed ora un progetto solista, Black Job, il cui percorso nasce nel 2012 su Original Cultures. Raccontaci come nasce e come è cresciuto in questi anni questo tuo progetto solista.

Buon giorno a voi e grazie per lo spazio concessomi. L’inizio di questo mio percorso da solista coincide con il mio ritorno a Bologna, la città a cui devo quasi tutto, nel 2009: organizzai una jam al Barazzo, noto locale del Pratello, al tempo gestito da un amico, a cui presero parte alcuni componenti dei casino royale e Susanna LA Polla, in arte SUZ…scelsi di chiamare BLACK JOB quella formazione, con la quale tentammo anche di entrare in studio, ma senza cavarne nulla. In quel periodo, grazie anche a SUZ, persona ed artista a cui devo molto e “maestra” di elettroniche cose, cominciai a lavorare al computer, programmando molti dei beats che poi diventarono, in sintesi, “Trashdub”. Mantenni quindi il nome.

Fu l’incontro con Alessandro Micheli e gli altri ragazzi di ORIGINAL CULTURES, che mi diede la possibilità di uscire con il mio primo Ep. Proprio Alessandro mi invitò a sonorizzare una mostra di pittura alla GALLERIA SQUADRO, dove in seguito fu realizzato l’art-work di “Trashdub”. In quell’occasione suonai alcuni miei brani, improvvisando con il basso, supportato dall’amico Paolo Albano (al secolo Puddu), chitarrista di Neffa. Alessandro Micheli (artista e grafico sotto lo pseudonimo PAPER RESISTANCE) è un grade amico e ha continuato poi a seguirmi in tutte le uscite (anche digitali) di BLACK JOB fino ad arrivare all’art -work di “Dynamic Safety”…un vero lusso!! Colgo quindi l’occasione per ringraziarlo ancora.

“Trashdub” era, ovviamente, pieno di ingenuità e volutamente low-fi: realizzato “in cucina” con pochi mezzi (solo le voci furono registrate al GODZILLA studio, Bologna), servì comunque a rompere il ghiaccio e procurò anche un discreto numero di live nel periodo successivo. I remix curati da ORIGINAL CULTURES furono poi uno stimolo notevole a migliorare il mio suono.

Verso la fine del 2012, dopo alcuni anni, rientrai in contatto con Michele a.k.a. Pardo, mentre continuavo a suonare il basso nei live di SUZ.

In occasione di uno di questi concerti, gli chiesi se voleva produrre le cose che stavo scrivendo e la risposta fu ,con mia gioia, affermativa. Con Pardo (che nei Casino Royale é sempre stato “l’uomo delle macchine”, oltre che fantastico chitarrista), ho avuto modo di trovare un suono nuovo e di imparare un sacco di cose nuove sul come produrre questo tipo di musica.

“Dynamic Safety” rappresenta il debutto ufficiale “sulla media distanza” del progetto Black Job su OOH Sounds, label che aveva pubblicato un tuo remix sulla prima release dell’uscita, firmata da Bangalore. Com’è stato remixare con un tuo progetto solista un “compagno di mille battaglie” come Pardo, come te membro dei Casino Royale e come te alle prese con un “solo project”?

Una volta scelti i brani abbiamo cominciato a lavorare nel suo studio, nei pressi di Firenze.

Tra tutti i Casino, persone con cui ho condiviso la mia musica per 17 anni, Pardo è quello con cui ho sempre avuto una certa empatia e un sacco di affinità sul piano musicale; detto questo ritrovarsi dopo tanto tempo e “fare” insieme non é stato esattamente facile. Questo tipo di musica, il programmare al computer, e una cosa che in genere si fa da soli, è una pratica che ha in sé una certa dose di forzato individualismo… un po’ del tempo lo abbiamo quindi speso per trovare il modo, rimbalzandoci i beats in rete, per poi trovarci nel suo studio a decisioni prese.

Penso che, con l’età, sia più consigliabile lavorare con persone con cui non si hanno troppi legami affettivi…. beh…non era proprio questo il caso. Pardo ed io siamo legati profondamente da tutto ciò che è stato con i Casino Royale e dintorni, siamo molto amici…siamo riusciti ad ascoltarci ed a trovare un linguaggio comune nonostante le differenze. Aggiungo che (una cosa che ho imparato durante la realizzazione dei dischi dei Casino Royale) se lavori con un produttore devi trovare il modo di lasciarti guidare e lasciare a lui certe scelte, solo cosi funziona la ‘magia’. Ci vuole ovviamente il produttore giusto sia sul piano artistico che su quello ‘alchilico’, psicologico.

Da “Trashdub” al remix per Bangalore, pur mantenendo un apparente legame con quella che è la sfera Dub, si percepisce una tendenza verso un lato più “scuro” del progetto. Com’è nato questo EP? Come descriveresti questo nuovo “Dynamic Safety”?

Dopo il mio primo EP per ORIGINAL CULTURES sono tornato a suonare il basso principalmente per SUZ, ma non ho smesso di programmare beats. Alcuni di questi furono scelti da Susanna per le canzoni del suo secondo LP (“One is a Crowd”, n.d.r.), i restanti finirono in una raccolta che chiamai “Wasted Beats” (art-work di Alessandro Micheli) e pubblicai sul mio Soundcloud. In molti di questi ho collaborato con Luca Scarrone, contrabbassista alessandrino (città in cui vivo ora) già presente in “Trashdub” (Dudubfrdu). In tutti questi lavori la matrice dub è dominante, mischiata ad una irrinunciabile vena trip-hop. Lavorando con Pardo penso di aver imparato a concepire i pezzi come veri strumentali, io di mio fatico ad allontamarmi dalla “forma canzone”, forse per questo mi trovo a mio agio quando lavoro con una voce. Questo il caso dei due remix realizzati per Elastica e OOH-sounds, “TA YU TA (per Backwords) e il più recente “In The City” (per Bangalore).

Se costretto a trovare una definizione per il suono di questi brani, direi che si tratta di “DUB ELETTRONICO”, un tipo di suono da cui ora mi sto allontanando. “Cometa Music Hall, Il brano scelto per rappresentare “Dynamic Safety”, è infatti il tentativo di una dance music mantenendo però suoni molto “sporchi”… gli inediti che usciranno in futuro confermeranno, spero, questa direzione. Sto già lavorando a cose nuove, che girano a 125bpm, in cui utilizzo sempre rumori, fruscii e brandelli di film ma sicuramente meno dub e meno scuri. In questo senso il lavoro con Pardo ha rappresentato per me un passaggio, una maturazione verso cose nuove.

Ci sono tracce / ascolti particolari che hanno condizionato e/o ispirato la realizzazione di questo nuovo EP? Se puoi, facci un elenco di 5 tracce e spiegaci perché queste sono state importanti per la realizzazione di “Dynamic Safety”

Tra le tracce che hanno ispirato questo EP citerei sicuramente un bellissimo mixtape di Young Echi uscito su FACT Magazine tempo fa e prontamente giratomi da Pardo nel periodo dei nosrti primi incontri in studio. Un altro brano molto legato a Black Job più in generale è sicuramente 2King In My Empire” di Cornel Campbell), brano di cui realizzai una versione “al femminile” con SUZ. Un altro brano molto Black Job, tra i miei preferiti di sempre, è “Tea Leaf Dancers” di Flying Lotus. Passando a cose più recenti direi la bellissima “We Disappear” di Jon Hopkins (la versione strumentale), aggiungerei SBTRKT “New Dorp, New York” e “On Boat” di Aandy Stott.

Il video del primo vero estratto da “Dynamic Safety”, “Cometa Music Hall”, è un viaggio in automobile tra visioni psichedeliche, ombre e crash tests. Raccontaci come questo video è collegato alla traccia e com’è nato.

Riguardo al video tutto parte da una foto pubblicitaria della Volvo, che trovai in un vecchio numero di “National Geographic” (fine ’70): un cartello che segnala curve pericolose ridotto molto male, a fianco l’auto che sfreccia integra e la frase “Dynamic Safety, Make Safe Driving Fun!”. Una metafora perfetta del mio percorso creativo e, in un certo senso, della mia vita.

Girammo quest’immagine ad Alessandro Micheli chiedendogli un’illustrazione per “Dynamic Safety”, che cogliesse il senso di quella metafora. Arrivò l’immagine di copertina, una composizione di perfetto equilibrio geometrico fra manichini per i crash-test e disegni di ingegneria automobilistica. L’immaginario intorno al disco iniziava a prendere forma: un percorso tortuoso, l’urgenza e la seduzione di percorrerlo, il rischio di andare a sbattere… Quindi la memoria di CRASH di JG BALLARD, autore ai margini della fase cyber-punk dei primi anni ’90. Il libro parla di un perverso erotismo legato agli incidenti stradali, di sessualità generata dalla tecnologia (è stato pubblicato la prima volta nel ’73 ma in italia solo nel 1990). Poi l’incorro fra Pardo e Diana Thorimbert, giovane e talentuosa filmaker di stanza a Berlino, che trova degli spezzoni di un corto che lo stesso Ballard realizzò intorno a “Crash” per la BBC, gira del footage autostradale notturno, “ruba” on-line i crash-test delle case automobilistiche e monta in due giorni il video di “Cometa Music Hall”…fari, curve, notte, crash-test e quella giusta dose di psichedelia.

Dagli anni 80 ad oggi il concetto di “studio” e di “producing” è molto cambiato: raccontaci un po’, a livello di setup, cosa c’è dietro “Dynamic Safety” e come il modo di “vivere” lo studio è cambiato durante il percorso di crescita del progetto Black Job.

Riguardo al mio modo di lavorare e al set-up del mio studio è presto detto: un computer, due vecchie casse pioneer come ascolto e diverse headphones quando mixo. Praticamente un punk. Non uso mixer oltre a quello del software (Logic 10), ho invece degli ottimi strumenti: una Roland TR-808, un Roland SH-2, roland d-10 per i pochi suoni “puliti”, un korg D-50 in cui suono il mio p bass…campiono moltissimo soprattutto dai film (suoni ambientali e noises vari)…in genere proprio partendo da questi samples costruisco i brani, quindi il beat e gli arrangiamenti, tenendo il basso per ultimo, il tutto in un fare “ossessivo” quando inizio cerco di chiudere il pezzo definitivamente, tempo permettendo, senza pause.

Per questo lavoro invece mi sono avvalso della conoscenza di Pardo, che oltre a sé stesso ha messo a mia disposizione il suo OOH-studio: Mixer Amek BC II, Maestro Echoplex EP2, Roland Space Echo, Revox A77 per i passaggi nastro, Lexicon PCM60, juno 60, Mutron BI- phase….e altre meraviglie. Lavorare nello studio di Pardo ha sicuramente generato un suono più potente e maturo e, in un certo senso, sperimentale rispetto a Black Job..un nuovo inizio insomma. Nella fase creativa resto invece legato ai miei 4 “macchinetti”, con cui mi sento completamente a mio agio, e che so usare molto bene…. a modo mio, ovviamente.

Il tuo nuovo EP rappresenta di fatto un doppio debutto: il tuo, ufficiale, su OOH Sounds e quello dell’etichetta di Bangalore e Andrea MI su vinile, formato che oggi sembra rinato, ma che nel nostro paese, a detta di diversi addetti ai lavori, stenta a “ritornare in circolo” all’infuori dei soliti circuiti house / techno. Qual’è il tuo rapporto oggi con il disco? Come ascolti la musica oggi, nella vita di tutti i giorni?

Riguardo al mio rapporto con il disco / vinile direi che, ovviamente, mi piace molto anche se non sono un fanatico. Ne posseggo molti, ma in verità ascolto la maggior parte della musica su iPod, fuori casa, essendo un aspirante ciclista…Penso che produrre vinili sia comunque molto gratificante per gli artisti, utile per il passaggio di mano tra dj, inoltre è congeniale per le piccole labels che trovano nell’oggetto un modo per vendere la musica in un mondo in cui tutti la scaricano, quasi sempre gratuitamente. Possedere quell’oggetto è sicuramente uno stimolo ad acquistare questo o quell’altro disco. Il vinile da inoltre modo a chi realizza gli artworks di esprimersi al massimo. Detto questo proprio non riesco a sistemare il giradisci sulla mia bici, ho provato, giuro (ride, n.d.r.).

Rimanendo sul tema “mercato musicale”, alla luce della tua esperienza ormai più che ventennale nel “muziq biz”, come vedi la scena elettronica italiana di oggi? In quale “contesto” s’inserisce secondo te il progetto Black Job? Ci sono artisti della “nuova scena” che segui?

Penso che da qualche anno,una scena elettronica italiana stia effettivamente venendo alla luce anche fuori dal circuito squisitamente undergroud, questo grazie agli sforzi delle piccole e madie labels che si occupano di questa musica. Sono individui e piccoli collettivi appassionati che stanno trovando i modi per comunicare verso un pubblico più ampio, spesso sostenendosi con lavori altri dalla musica. penso che la cosa stia crescendo e che presto questa musica possa arrivare anche ai giovanissimi, che soprattutto in provincia, dove vivo ora, conoscono e apprezzano gli artisti stranieri senza conoscere chi, in Italia, produce cose di pari qualità. Penso sia fondamentale ,inoltre, il fiorire di festivals degli ultimi anni, molti dei quali veramente ben organizzati: un’alternativa al concetto di discoteca e luoghi in cui la musica elettronica italiana non potra che diffondersi. Sono comunque tra gli ultimi arrivati e quindi non mi sbilancio oltre. Spero di trovare il mio posto in questo contesto, soprattutto con i live che, per me, sono l’obbittivo ultimo di tutto questo lavoro. Tra gli artisti che mi sento di citare ci sono: Katzuma, SUZ, Godblesscomputers, Weight And Treble, i miei compagni di scuderia Backwords e Bangalore, ma anche Okapi, Mas&Delayer, Clap! Clap!, Apes On Tapes….

Oltre “Dynamic Safety”, cosa c’è nel futuro di Black Job sia a livello discografico, sia a livello live?

Per quello che riguarda il futuro prossimo di Black Job sto per pubblicare un mixtape con l’uscita dell’ EP, seguiranno alcuni inediti (questi interamente prodotti da me) rimasti fuori dal vinile e poi cercherò di tradurre live tutta la faccenda. Penso che, per motivi pratici-economici, inizierò da solo con basso, computer e 808, ma spero di poter ampliare presto la cosa inserendo un altro uomo alle macchine e il giusto, non ancora identificato batterista, per poter così suonare di più il basso…che di mani ne ho solo due, purtroppo (ride, n.d.r.).

Grazie per la disponibilità e la collaborazione, un abbraccio!

Grazie di cuore, a presto….ciao!