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Hypercolour 10 Years
Hypercolour
HYPELP007
published:
2016
La Hypercolour Records ci regala un mix di tracce da dancefloor inedite che spazia tra i vari generi, provenienti non solo dall’Inghilterra - nazione nativa dell’etichetta - ma da tutta l’ormai globalizzata cultura della musica da club: le propaggini ultime dell’Ardkore Continuum sono riassunte nelle sedici tracce di questa raccolta e celebrano i 10 anni della label.
Lungo i pentagrammi potrete sentire una avvolgente e scorrevole argomentazione dialettica che trae i suoi presupposti dalla cultura rave degli anni ’90 antitetizzata dalla globalizzazione sonora di internet – da Chicago attraverso Londra, Berlino e le lande ghiacciate ad est – ed infine sintetizzata nelle camerette di migliaia di producer in tutto il mondo con un riflesso nei club più ricettivi.
Le casse four to the floor presenti nei tre vinili scandiscono orizzonti sonori anodini e ipnotici, emblematici in questo senso Juicy Fruits di Matt Karmil e la opening track Fantaxia di Falty DL: producer newyorchese affetto da tendenze particolari verso la jungle inglese (Beat Lumber per UNFUN) che riassume attraverso le sonorità house della sua città e della non lontana Chicago. In questa prima divisione può rientrare anche Wood Beads di DMX Krew (Rephlex Records, label di Aphex Twin) che adotta però suoni percussivi più acidi e analogici spostando gli snare dalla loro classica pentagrammazione. Più techno e telluriche le 4 casse di Buchan Trap (Yaleesa Hall x Malin), Djax di A Sagittarium e Shadowed By I di Sebastian Mullaert; lo svedese lo fa in modo molto più acid a causa della sua passione per stanze riempite di synth e macchine analogiche che luccicano intermittenti (si guardino i live dei Minilogue, duo del quale partecipa) creando quel tipico groove techno algido e preciso; notevole il pianoforte dall’interpretazione robotica che conclude il pezzo. Sempre nell’ambito techno si può fare rientrare Ready For You di Mark Henning che fa un abile uso di cassa, hi hats, un basso sapientemente riverberato – sembra risuonare in un capannone di una qualche periferia, dopo un rave, mentre i clubbers rimasti si attardano a fare l’ultima sigaretta – e un ripetitivo campione vocale “I’ll be ready” trattato con un delay.
La parte più anglosassone della raccolta si palesa in Confusion del prolifico producer Luke Vibert – ritmo hip hop, campioni dance, basso grimy e armonie house in linea con il gusto nostalgico che caratterizza anche l’album Bizarster – e nel remix della canzone Beautiful People di Steve ‘Papa’ Edwards il quale sfodera un amen break classico che movimenta una nuvola di bassi e synth riverberati e saturati, tra questi fluttua la voce lo-fi di Edwards; un operazione non innovativa ma di pregevole gusto e piacevole ascolto. Anche la cassa Roland 909 che apre It’s Hot Outside di Neil Landstrumm fa pensare ad un nostalgico sguardo indietro per un artista che insieme a Zomby e Rustie ha dato al Wonky inglese una forte identità.
A parte si possono notare pezzi interessanti e difficilmente incasellabili come Hanging Flowers of Albion di Tom Demac, brano potente e atmosferico che ricorda gli ambienti alla Jon Hopkins correlati ad un sound design che manifesta una elevata capacità di cesellazione sonora, o il cattivo e acido suono analogico del duo nostrano (trapiantato a Berlino) Analogue Cops nel brano Discoblaze. Non sono da meno le drum machine acide dalla programmazione funky di Gary Grittness (dal cognome emblematico) in Cherenkov Blue, un electro - jazz particolarmente godibile. Ed infine i maestri: Matthew Herbert e Roman Flügel: il tedesco attivo fin dagli anni novanta firma la ottima techno house di Family Vacation che rientra in una elettronica più cameristica e colta ma non per questo meno ballabile. La personalità unica e singolare del producer inglese invece si rivolge al sua versione meno sperimentale e concettuale destrutturando la voce di Ade Omotayo (Downgrade) attorno ai classici quattro battiti techno. A chiudere il sound design berlinese e pubblicitario di Dense & Pika con 2 Steps Back.
Pierpaolo Ovarini