Fink - Horizontalism



Fink

Horizontalism

R’COUP’D

RCPD006


published:

18 Maggio 2015

 

 

 


Dopo “Hard Believer”, la R’COUP’D, piccola costola della Ninja Tune nata proprio per mano di Fink, presenta “Horizontalism”: disco di riletture (re-work) della release precedente tese verso lagune dub, in un ritrovato interesse per le sonorità elettroniche da parte della formazione inglese. È inevitabile, innanzitutto, domandarsi se siamo di fronte ad un’uscita isolata o se in qualche modo l’aria che si respira nella nuova casa a Berlino muova gli inglesi su questa strada per il futuro.

“Hard Believer” è stato in qualche modo un punto di arrivo per i Fink, dove la dimensione folk della loro musica raggiungeva un perfetto equilibrio tra la voce di Fin Greenall, la chitarra di Guy Whittaker e i piatti di Tim Thornton, abbracciando non di rado un folk su scenari di profondo primitivismo americano. Le atmosfere che si respirano lungo queste dieci tracce, per un totale che sfiora l’ora di riproduzione, prendono proprio vita da alcuni elementi acustici del suo predecessore, come punti di luce a rischiare un notte troppo lunga, consegnando alle stampe un disco folk collassato su lagune dub; un disco capace, pur nella sua veste di album di rework/remix, di godere di coesione, nonché di una notevole autonomia. “Horizontalism” è un lavoro di commutazione e sottrazione, che non va però a intaccare l’efficacia in termini di espressività e non rinuncia all’elemento vocale, seppur sporadico.

Per capire le atmosfere che abitano “Horizontalism” si può partire da “White Flag”, che già in “Hard Believer” godeva di ferite dub qui amplificate, ma un vero indicatore del lavoro di rilettura lo offre il confronto delle due versioni di “Shakespeare”: laddove nel disco precedente rappresentava uno degli episodi più ritmati e immediati, nella sua rilettura (Nachbarn39) viene completamente snaturata e spogliata delle sue componenti melodiche verso un lungo allunaggio drone, dove le tragedie shakesperiane si consumano senza parole, fino a che un piano ne ponga fine sulle reminiscenze industriali di “Pilgrim (Moda232)”.

“Horizontalism” è arricchito da alcuni inediti: l’iniziale “Fall Into Light” e “Suffering Is the Art of Love” che, in modo curioso, vanno a ripristinare scarni scenari folk, in controcampo con le successive riletture, più dub in senso classico, di “White Flag (Nachteule143)”, “Hard Believer (Kstr10179)” e “Green and the Blue (RLP12-321)”.

In chiusura, il lungo e incisivo remix di “Music Won’t Save You” dei canadesi Suuns suggella la natura di contrasti di “Horizontalism”: le risate spezzano l’incedere oscuro tra spoglie chitarre e vibrazioni ambient dub, come la luce solida che si fa spazio nel buio di copertina e ci invita a cadere nella sua misteriosa speranza. I Fink giocano con l’alternanza tra luce e buio, instillandoci il dubbio su quale delle due, in fondo, possa salvarci davvero.