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Douster
Silicium Feelings
Clubwerks
CW014
published:
26 Ottobre 2015
Douster ha rilasciato “Silicium Feelings” per l’etichetta rumena “Clubwerks”, un disco completo, di ben otto tracce. Si tratta quindi di un EP o mini album? Sarà un caso, ma una certa ambiguità sembra manifestarsi fin dagli albori di questo lavoro. L’esperimento in questione affronta un azzardato e ormai ben noto crossover tra una musica prettamente da club (arricchita nel contesto da una palette di suoni molto “Italo 80s”) e una musica non-solo-da-club, cioè da aperitivo e da divano indirizzata verso un ascolto paziente. Nei buoni propositi di Douster lo stile musicale vorrebbe soprannominarsi “cryptofunk”, con una flessione sul “fun”, ma l’effetto finale diverte poco e annoia tanto.
L’ingresso all’ascolto è già al limite dell’uggia: in “Bernard Lhermite” il groove s’incastra male nonostante sia sostenuto dal basso funk, unico elemento della traccia che funziona (quel sample acquoso è da dimenticare). Si prova ad alzare un po’ il tiro sulla pensile “Coconut Trail”, fino a imbatterci in “Cryptofunk”, prima traccia piacevole della release: un concentrato di synth pop e disco anni ’80 dove una bassline spezzata muove abilmente le sequenze. I suoni cristallini vengono lasciati alle spalle su “Holomoat” in favore di percussioni lo-fi e mallet inquinati, rendendo così il pezzo interessante. Leggermente tzigano, ma anche profondamente inspiegabile, è “She Wonder How I Knew”, mentre “PCB Tears” suona come fosse appena uscita da un livello nella giungla di Crash Bandicoot. La traccia migliore è quella di chiusura, “Blurred Bytes”, una sequenza di spazi sonori urbani trapiantata su un’ossatura ritmica tribale.
Si scorgono linee synth pop precise e strutture sintetiche metallico-cristalline, un gusto techno agrodolce e alcuni incastri ritmici davvero apprezzabili, tuttavia in “Silicium Feelings” ci sono tanti suoni asettici e scontati, una quantizzazione violenta, quasi barbarica, arrangiamenti incerti e uno sviluppo armonico adeguato pressoché assente: si salvano davvero poche tracce. A prescindere dal messaggio è proprio lo stile che non convince, quindi l’esperimento va ritentato.