Tyler Friedman - CCC:BB:BBB:JJ

 


Tyler Friedman

CCC:BB:BBB:JJ

Kontra-Musik Records

km041


published:

26 Ottobre (vinile) / 23 Novembre (digitale) 2015

 


Ascolta l’album sul sito clone.nl

Dopo due album su Room, Tyler Friedman esce il 26 ottobre con una nuova release per Kontra-Musik: etichetta svedese che ha prodotto, tra le altre, uscite firmate da Luke Hess, Herva e l’italiano Roberto Clementi.

Un doppio 12″ caratterizzato da un ibrido tra digitale e analogico, per un disco che dura quasi un’ora, in cui si susseguono le quattro tracce lunghe una dozzina di minuti l’una, dove emerge nettamente la matrice modulare delle macchine che accompagna in tutto il viaggio sonoro del disco.

Decisamente minimale dall’inizio alla fine, sia per le ritmiche sia per la sonorità staccate e ovattate, l’album non ha alcuna fretta d’esplodere: i brani, freddi nelle percussioni, si lasciano andare ad echi melodici, sempre timidi e sommessi, che sembrano non prendere mai un ordine. Nonostante i 4/4, difficile prospettarsi i brani sul dancefloor, anche se l’ascolto in cuffia può risultare meno emotivo e onirico di quel che ci si potrebbe aspettare. Il terzo brano ad esempio, che parte con il kick impostato a riordinare i tom e il basso ricordando in qualche senso la Pampa Records, non si avvicina ad una via risolutiva, anzi, va perdendosi a mano a mano in orizzonti confusi, tra pause, riverberi e un continuo entrare e uscire della cassa, con un po’ di condimenti qua e là che però non si amalgamano bene con il tutto. In parole povere non si riesce a cogliere il senso della musica: molto difficile trovarci emozioni, e altrettanto vale per la ricerca di un contesto che potrebbe davvero essere arricchito e impreziosito da un accompagnamento musicale di questo tipo. Dolce invece l’ultima traccia, che si distende su un tappeto più confuso ma passionale, con sottofondi caotici e synth frastagliati.
Le tracce risultano più dense e ricche dello stereotipo di “brano minimal”, si impongono con carattere, ma questo infastidisce l’ascolto d’ambientazione, mentre non sono abbastanza energiche per una situazione più ricreativa. Esiste però di certo un’armonia che lega il tutto. Ascoltando e riascoltando, risulta evidente che la release sia stata pensata, ragionata e provata, e anche a livello di composizione si intuisce una certa ricerca di strumenti e tecniche, ma il risultato è più sterile di quanto avrebbe potuto fruttare un “ritorno” alle radici minimal: visto il periodo di interesse piuttosto scarso per questo genere, forse si sarebbe potuto arricchire il disco con qualcosa di peculiare del minimalismo classico, o con una nuova originalità risolutrice.