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Aucan
Stelle Fisse
Kowloon Records
KWLOND/CD/LP002
published:
20 novembre 2015
Una band elettroacustica strumentale? Un trio di producer legati dal palco e dalla situazione live? Come - soprattutto, corre davvero- definire gli Aucan? Il trio tutto italiano, ma apprezzatissimo all’estero, che diviso il palco con artisti del calibro di Matmos, Ryoji Ikeda, Fuck Buttons, Chemical Brothers, Tricky, Black Heart Procession, Placebo (su invito personale) e collaborato, fra gli altri, con Shigeto, Otto Von Schirach, Verdena, Scorn, Zu e Dälek, a distanza di 7 anni dal debutto omonimo, e i successivi “DNA” e “Black Rainbow”, ha recentemente dato alle stampe “Stelle Fisse”, il nuovo LP su Kowloon Records.
L’album si apre con “Disgelo”: una canzone dai ritmi lenti, basso profondo e samples vocali abilmente pitchati. Gli Aucan amano i synth analogici, e “Friends” ne è la conferma, mentre “Errors”, con il suo basso mastodontico, ricorda vagamente, nel nome e nel sound, “New Error” dei Moderat. “Loop / Layers” non poteva avere titolo più adatto: una fitta trama di arpeggi, lunghi delay e suoni sci-fi che si intrecciano tra di loro alla perfezione, creando un’atmosfera surreale degna di un film di fantascienza anni ’80. In “Disto” e “Above Your Head” si sente tutta l’influenza che Burial ha avuto sulla band, dalle voci registrate live e rielaborate con pitch e slicing, alle percussioni finemente processate e distorte. “Grime 3”, probabilmente la canzone più da club del disco, inizia con un sample di chitarra acustica, sopra il quale si fa subito spazio una cassa techno accompagnata da linee di synth saturati e dissonanti. “Light Sequence” (qualcuno ha detto “On The Run”?) si racconta nel titolo, chiudendo gli occhi si possono immaginare i led dello step sequencer andare avanti e indietro, dando vita a questa ipnotica sequenza analogica. “Outer Space” è una traccia molto cupa, un interludio carico di ansia, l’assenza di percussioni e le sonorità tenebrose la rendono una canzone introspettiva, malinconica. Chiude l’album “Cosmic Dub”: una synth jam psichedelica, composta da texture di synth che si sovrappongono a creare melodie psichedeliche accompagnate dalla cassa in 4/4.
“Stelle Fisse” si rivela un album eccellente, caratterizzato da una ricerca e una cura dei suoni sorprendenti: gli Aucan, pur cambiando rotta rispetto ai lavori precedenti, si confermano una delle band più interessanti da seguire nel panorama elettronico italiano e non solo. Nè più, né meno.