The Dining Rooms - Do Hipsters Love Sun (Ra)?

 


The Dining Rooms

Do Hipsters Live Sun (Ra)?

Schema Records

SCEB925


published:

23 novembre 2015

 


Era un sabato di inizio ottobre e in macchina ascoltavamo Stereonotte, lo storico programma della Rai. Tra le varie e sempre elevatissime proposte, ricordo la voce asciutta e dolce di Mauro Zanda che, con il suo adorabile aplomb, introduceva l’inaspettato e roboante singolo “Do Hipster Love Sun (Ra)?”, anteprima dell’omonimo album del duo italiano the Dining Rooms.

Ascoltando l’intero CD, è inevitabile constatare che in Italia l’arte (e non solo) è qualcosa che tende a funzionare poco, non bene; critica positiva per la musica, quindi, ma non per chi la recepisce, l’ascoltatore, il fruitore del suono: basti pensare a tutti i progetti che solo per questioni di mercato, vengono estromessi dal circuito “vendite” poiché troppo underground, sperimentali, d’avanguardia… di nicchia! Se continuo a pensare a tutto quello che ci perdiamo (che si perdono!), mi viene voglia di chiamare Elliot Alderson, il sociofobico hacker, protagonista di “Mr. Robot”, e chiedergli di compiere azioni di hacking per liberare l’umanità dall’ossessione mainstream. Distopia totale, la mia. Questo disco è altamente concettuale, interamente ispirato alla filosofia cosmica del pianista, compositore e -ovviamente- filosofo afroamericano Sun Ra, figura controversa del jazz moderno che sosteneva di appartenere alla razza degli angeli e di provenire da Saturno. Nel discorso, gioca un ruolo fondamentale anche l’hipster, e mi piace pensare che la domanda di fondo sia ripetuta due volte (titolo della seconda traccia e dell’album) al fine di rivolgerla sia agli “originali” degli anni che furono, che amavano il jazz e imitavano lo stile di vita dei musicisti afroamericani, che ai surrogati moderni. Per i primi la domanda ruota, probabilmente, sull’idea (poi cambiata nel corso della sua vita) che Sun Ra aveva della razza bianca, ritenuta causa di tutti i mali del mondo; per i secondi, sull’ignoranza modaiola e vuota. Sono solo ipotesi, sia chiaro.

C’è veramente tanto in queste quattordici tracce: titoli cosmici, suspence, quiete, storia, sound jazz di base con episodi western e hip-hop. Cesare Malfatti e Stefano Ghittoni, ovvero The Dining Rooms, le hanno definite “una colonna sonora di cosmic funk, jazz astratto e cinema d’avanguardia.” Non posso aggiungere altro, prendete e ascoltatene tutti.