Lapti - V Tiraj



Lapti

V Tiraj

GHOST ZVUK

ГОСТ004


published:

Ottobre 2015

 

 

 


Full stream via INVERTED AUDIO

Gost Zvuk Records ha pubblicato “V Tiraj”, album del producer russo Lapti, che vista l’occasione si è avvalso della collaborazione di soggetti come DZA, Pixelord, Nocow e Moa Pillar, fornendoci un buon compendio della scena abstrac hip hop in via di crescita nel suo paese, annotazione da segnarsi assolutamente sul planisfero di turno.

Senza perdere tempo passo al succo della questione: la prima cosa che ho pensato dopo un primo ascolto dell’album è stata «Bell’esperienza», e guarda caso, il punto di forza di “V Tiraj” sta nel potere di assorbire l’ascoltatore immediatamente e sino all’ultima traccia. Suona dunque il benvenuto, e dopo pochi secondi ecco arrivare una spirale di sound che non molla più, fino alla fine. E siamo già pronti per un altro giro.

Tiriamo il fiato,chiudiamo gli occhi.

Loop ossessionati e ossessionanti all’estremo; casse, rullanti e hit hat che sembrano usciti dalla migliore golden age dell’hip hop anni ‘90, salvo poi venire smontati, riprogrammati e spesso cacciati nelle retrovie del mix da parte di Lapti stesso. Bella bomba, ma entriamo nel particolare.

“Humanoid rights” apre le porte del Kumitè, e scivoliamo sin da subito nei bassifondi misteriosi e violenti di “V Tiraj”.

Comincia la discesa ad occhi chiusi.

Il wobble di “Wushu” si trascina dietro l’inquietante sensazione di essere seguiti, l’incedere del beat di “Metalfoam” risuona sulle pareti di un manicomio abbandonato mentre “Plague” pare messa lì per concederci una tregua; “Sirenas” (con la collaborazione del sopracitato Nocow) è un arrivederci malinconico,con quel fischio campionato che sembra provenire da una barca lontana dal porto in cui ormeggio, persa nella nebbia.

Suoni che diventano immagini, non ho nessuna intenzione di aprire gli occhi e rischiare di uscire da qui.

“Enter” è il nostro traghettatore, poiché laddove la barca di “Sirenas” ci aveva lasciati soli sulla sponda del lago, “Enter” è il mezzo giusto per inoltrarci nella nebbia in questa seconda parte del viaggio.
Ascoltando “LL” e “Polar bear” sono rimasto ipnotizzato dal posizionamento delle batterie nel mix: samples acuti, quasi al limite dello stordimento… E laggiù, in fondo, il calore del beat.
Per ascoltarlo mi sono dovuto mentalmente “sporgere” in uno spazio sonoro nuovo, quasi fossi davanti ad una stufa che, piano piano, si spegne, perso in una casa abbandonata nelle zone più fredde della taiga.
L’interludio “Nude” interrompe per un attimo la ricerca sino ad ora descritta, e stende il tappeto per l’ipnotica “Sextetris”, penultima tappa prima dell’apoteosi finale.
“First date” è, infatti, il capolavoro del disco, con il suo intreccio sintetico smorzato dalla drum machine soffocante.

Malinconia o rivincita? Punto di addio o punto di arrivo?

Una voce sussurra: “Siamo quasi arrivati,ce l’hai fatta.”
Quasi riapro gli occhi, confortato di essere arrivato alla fine del percorso ma quella stessa voce ricomincia a gridare: “Non ce la farai mai!.

E allora di nuovo play,ricominciamo.

Per concludere,trovo che la bellezza di questo disco stia proprio nel suo essere un’esperienza completa,un album che va ascoltato dall’inizio alla fine. In un’epoca in cui ahimè veniamo spesso educati ad ascolti veloci e sintetici, avere la forza e la bravura di comunicare con pazienza fa di Lapti e del suo “V Tiraj” un qualcosa di cui tenere conto. Al di là della sua Bmw R Nine T in copertina.